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Beghelli: una piattaforma di telecomunicazioni in soccorso

Se la sanità pubblica non basta, il privato può contribuire a migliorare i servizi di soccorso. Tra questi, la Beghelli è certamente leader del settore. Fabio Pedrazzi, direttore degli Affari Generali della Beghelli, ci spiega il funzionamento del loro servizio.

In cosa consiste il vostro servizio di telecomunicazione?

Noi utilizziamo degli apparati che consentono di gestire due situazioni diverso: il telesoccorso e la teleassistenza. Con telesoccorso, ci proponiamo come struttura in grado di velocizzare e ottimizzare il trasferimento dell'informazione dal privato alla gestione pubblica dell'emergenza, fornendo anche con una triangolazione telefonica gli elementi utili non solo all'individuazione dell'emergenza, ma anche alle persone che possono assistere chi ha il bisogno dell'emergenza.
Esiste poi tutta una serie di problematiche che possono essere affrontate con dispositivi, come la teleassistenza, cioè tutte quelle situazioni non di pericolo o di emergenza, ma che richiedono un'assistenza da parte di un medico o di una struttura sanitaria nei confronti di qualcuno che ha bisogno di assistenza continua o pressoché continua. In questo senso, facilitiamo al massimo il lavoro degli assistenti sociali, ad esempio.

In pratica fornite una piattaforma di comunicazione?

Esattamente. Offriamo una piattaforma di telecomunicazioni e una struttura di persone, il nostro centro SOS, in grado di gestire questo traffico.

State pensando come potrete utilizzare le nuove tecnologie in vista della convergenza digitale?

Certamente. Siamo partiti da soluzioni molto semplici che consentono di appoggiarsi ad attuali strutture, proprio per poter entrare nelle case di tutti. È chiaro che con l'evoluzione dei prodotti tutte le opzioni disponibili convergeranno in un unico elemento che è la centrale di telecomunicazione che può gestire un computer, Internet, un telefono cellulare e altri sistemi.

Il vostro sistema è a pagamento?

Ci sono diverse soluzioni, alcune partono dall'acquisto del dispositivo e al pagamento di un canone per la gestione dell'informazione al centro SOS. In altre situazione, è possibile avere il dispositivo in comodato d'uso, per cui il canone mensile comprende sia l'apparto che il servizio.

Come pensate di giocare la partita della telemedicina?

Nel momento in cui il dispositivo di telecomunicazione è in grado di gestire più tipologie di segnali, su questi sistemi possono viaggiare non solo la voce e l'immagine, ma anche dei segnali provenienti da apparati di diagnostica. In questo caso, noi attualmente non siamo impegnati nella parte diagnostica, ma rimaniamo vincolati alla veicolazione dell'informazione.

Un aspetto interessante della vostra attività è l'interazione con le strutture pubbliche. Quali sono i margini di collaborazione tra pubblico e privato?

Ci sono grandissimi spazi di collaborazione perché nell'assistenza, le persone ideali sono le persone che vengono dal volontariato. Nell'Emilia Romagna, ad esempio, si stanno creando dei triangoli virtuosi in cui esiste un supporto tecnologico fornito dalla nostra società, il supporto assistenziale delle strutture sanitarie locali con l'aiuto delle strutture di volontariato.


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