Clicca su oggi in TV


Contu: "Manca una progettualità politica sovranazionale"

La contrapposizione del popolo di Seattle al fenomeno della globalizzazione segnala un'assenza drammatica: la politica. Solo attraverso una progettualità politica, l'alfabetizzazione informatica potrà affermarsi come uno strumento potentissimo di crescita, di progresso e di sviluppo anche per i paesi più poveri. Lo afferma Ignazio Contu, direttore di Telèma

Ci sono due idee di globalizzazione diverse: economica e sociale. Perché si scontrano in modo così forte i loro rappresentanti?

Si contrappongono perché ciascuno di loro deve raggiungere un obiettivo. Sono due obiettivi rispettabili di cui bisogna tenere conto. Coloro che si occupano di mercati finanziari - soprattutto il Fondo monetario internazionale - hanno il dovere di far in modo che permangano degli equilibri economici sempre più complessi. L'equilibrio del sistema finanziario è una esigenza alla quale non ci si può contrapporre. Il popolo di Seattle, d'altro canto, vede nella globalizzazione soltanto l'esplosione di un mercato di attività finanziarie che perseguono l'obiettivo di guadagnare, vendere, conquistare mercati, senza considerare gli altri interessi fondamentali della società. Io sostengo che questa contrapposizione non segnala tanto un dissidio tra due diversi modi di vedere, ma segnala un'assenza drammatica: la politica. Il popolo di Seattle protesta perché la politica, in senso lato, non interviene.

Allora è vero che la politica non fa più sognare, non ci porta lontano, non ci dà delle prospettive o un percorso, si occupa oramai soltanto delle beghe quotidiane?

Sì, questa è la ragione per cui c'è tanta disaffezione nei confronti della politica. La politica è il luogo nel quale si devono prendere delle decisioni che permettano la pacifica convivenza, la distribuzione del benessere e, quindi, il perseguimento di obiettivi ispirati da qualche progetto. Ciò che manca oggi è appunto un progetto. In un mondo complesso, in continua trasformazione, i progetti sono fondamentali. È necessario trovare il modo di decidere sulla base di regole ben precise ponendosi sempre come obiettivo ultimo il bene comune. Questo è un compito che non posiamo affidare né ai protestatari, né a coloro che perseguono altri obiettivi.

Cosa pensa del divario che esiste tra i Paesi del mondo?

Noi non dobbiamo occuparci dei Paesi poveri per spirito caritatevole. Ormai il mondo è tutto: non possiamo pensare semplicemente che viviamo in Italia o in Europa, mentre il resto del mondo sta da un'altra parte. Dobbiamo preoccuparci di coloro che non stanno bene perché se continueremo a farli stare male prima o poi la pagheremo anche noi. L'alfabetizzazione informatica è uno strumento potentissimo di crescita, di progresso, di sviluppo e va tutto inquadrato in una progettualità. Non dimentichiamo che moltissimi africani hanno sviluppato delle straordinarie innovazioni nel campo della telematica: la maggior parte degli esperti in questo campo sono Indiani o Asiatici. Questo significa che la povertà non è sempre sinonimo di scarsa intelligenza.

Qual è il ruolo degli organismi sovranazionali?

Intanto bisogna sgombrare il terreno dall'utopia che serva un governo mondiale, perché tutto questo non è realizzabile e va contro la difesa delle identità: gli Stati nazionali devono continuare ad esistere. Certo, è necessario rinunciare ad una parte della propria sovranità perché ci sono delle questioni di carattere fondamentale (l'ambiente, l'ecologia, le malattie, la disoccupazione, il rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri) che non possono essere affrontate senza dei sistemi, senza dei collegamenti, senza delle conferenze. Io sono contro i governi mondiali perché spesso corrispondono a utopie. Sono, invece, per un sistema misto: un sistema globale per le questioni che riguardano l'intera umanità, dei governi locali per le questioni che riguardano l'identità del popolo. In questo senso, io dico che bisogna pensare "globale" e agire "locale".