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Una babele di bit

Le mediateche in qualche modo sono in piccolo la rappresentazione concreta del sogno borgesiano della Biblioteca di Babele, proprio perché grazie a Internet la possibilità di lettura e di approfondimento diventa potenzialmente infinita. Ne parliamo con Carlo Infante, autore di "Imparare giocando" un libro sulle nuove forme di educazione, che ha collaborato al progetto sviluppato a Settimo Torinese.

La mediateca aspira a diventare il nuovo centro di incontro tra i cittadini. In un certo senso si vuole recuperare quella dimensione di appartenenza ad una comunità che tradizionalmente era propria di altri luoghi, come le piazze o i locali pubblici.

Le mediateche si stanno moltiplicando velocemente sul territorio ed emergono proprio da un'esigenza territoriale. Nell'era dell'informazione, la scuola non basta a soddisfare il bisogno di conoscenza, né si può pretendere che possa affrontare il problema da sola. A questo scopo è necessario attivare nuove politiche culturali, dove la cultura inizia a corrispondere esattamente con la trasformazione antropologica, a una domanda di mondo. Allora la nuova generazione i bambini, i ragazzi ma non solo loro, l'intera cittadinanza, deve trovare sul territorio dei luoghi dove potere accedere alle reti, dove possa essere facilitato questo tipo di approccio. Si tratta di una questione culturale a tutti gli effetti. Mi sembrano troppo poche queste esperienze, dovrebbero essere moltiplicate per mille.

Siamo di fronte ad un paradosso: la Rete ubiqua e immateriale riporta le persone in un luogo fisico e materiale. È la chiusura di un ciclo?

Forse è l'apertura di un nuovo ciclo, nel senso che di fatto il territorio è il luogo dove noi viviamo, è il luogo dove operiamo, dove produciamo, dove entriamo in relazione con gli altri insomma oltre alla scuola, oltre ai commissariati, oltre alle parrocchie, le biblioteche dovrebbero essere i luoghi naturali dell'aggregazione. Il rapporto tra multimedialità e lettura è uno degli snodi che riguarda la formazione della coscienza di un giovane individuo, nonché nuovo cittadino del futuro.

A Melpignano c'è soprattutto una forte presenza giovanile e lo stesso dato è confermato dalle statistiche delle presenze a Settimo Torinese. Si può quindi dire che con la mediateca si sia trovato un sistema efficace per avvicinare i più giovani alla lettura?

Certo. Bisogna cercare di superare la superstizione del libro: basta di essere legati solo al libro perché ci piace l'odore della carta, l'importante è la lettura, l'importante è che all'interno della nostra mente, della nostra coscienza si possa formare quella dimensione logico-consequenziale che fa proprio della scrittura uno dei medium portanti per la nostra sensibilità. Sostengo che in buona parte l'ipermedialità, l'ipertestualità va oltre questo dato, ma è un altro discorso. Si tratta di prendere coscienza di sé e del mondo con delle strutture culturali presenti, attive e reattive.

- Progetto Mediateca 2000
- La Mediateca di Settimo Torinese