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"Più musica nella scuola"

La musica nella scuola deve ancora conquistare una sua dignità. Finora, è stata data troppo importanza alla cultura verbale e scritta, a scapito della musicalità e della creatività. È una situazione però che deve cambiare soprattutto in considerazione del fatto che il nostro Paese ha una tradizione musicale molto importante a livello internazionale. È l'opinione di Roberto Maragliano, docente di tecnologia dell'istruzione presso Roma Tre e consulente Garamond per la realizzazione del Teatro dei Suoni

Quale genere di lezione si crea intorno ad un progetto come il Teatro dei Suoni?

Più che una lezione, si crea un ambiente, una situazione, un contesto dentro il quale la musica ed il suono sono vissuti ed operati, sono resi corpo e azione. Questo aspetto sfugge all'idea di lezione in senso stretto, cioè è difficile poter inquadrare le attività che si fanno in una lezione intesa come le pagine di un manuale musicale. È un tipo di lezione che va molto aldilà di queste dimensioni.

In realtà, il Teatro dei Suoni rappresenta il punto di partenza per spiegare la musica, la storia, la composizione.

Il Teatro dei Suoni sta aldilà e al di qua della musica, ma è anche qualcosa che la attraversa contemporaneamente. Intanto con il Teatro dei Suoni si lavora appunto con i suoni prima ancora che con la musica. I bambini e i ragazzi, che sono molto interessati a tutto ciò che riguarda la sonorizzazione dell'immagine e delle azioni, possono sviluppare la loro creatività e la loro capacità costruttiva in questa direzione. Poi c'è la possibilità di entrare ufficialmente dentro lo spazio musicale, occupandolo in tutte le sue articolazioni: dal pop alla musica classica o a quella strumentale dei vari periodi, mentre il corpo diventa uno strumento che attraversa queste forme musicali, rimodellandole e riadattandole.

È nata qualche critica rispetto a questo progetto educativo?

Certamente l'autore dei manuali non è contento. Forse neanche l'insegnante che si limita a portare alcuni allievi - solo quelli che ce la fanno - al solfeggio. Praticamente potranno essere perplessi di fronte a questo tipo di iniziativa tutti coloro che vedono nella macchina un allontanamento dell'esperienza umana, mentre in realtà non c'è nulla di più umano che nello stare in un ambiente come quello del Teatro dei Suoni.

Come mai, ancora nel 2001, la musica fatica così tanto ad avere una piena dignità di materia scolastica?

Siamo ancora a questo punto, ma d'altronde fino a qualche anno fa, eravamo ancora più indietro. Adesso speriamo di andare più avanti approfittando dello slancio di progetti scolastici come il Teatro dei Suoni. Il problema più grosso è come dare dignità formativa alla musica, ma anche come fare in modo che gli altri riconoscano tale dignità. Non basta chiedere ai musicisti una posizione riguardo al valore formativo della musica. È necessario che tale posizione sia condivisa anche dai letterati, dagli storici, dai fisici. In pratica, tutti dovrebbero riconoscere, in un paese come il nostro, l'importanza della musica.

Secondo lei, perché non viene riconosciuta? Forse viene percepita solo come una sorta di intrattenimento leggero, forse anche a causa delle radio commerciali o di certi festival che diffondono un'idea di musica come un fenomeno consumistico e superficiale?

Uno dei motivi potrebbe essere questo. Nella musica c'è sempre stata, e continua ad esserci e ci sarà ancora, una dimensione di perfomance che a molti dà fastidio. Era perfomance il melodramma, come oggi lo è il rock, o come lo saranno le forme musicali del futuro: la musica non può essere scissa dal fatto che viene prodotta in situazione e diventa per questo anche evento ed esperienza diretta, corporale ed umana. Ma credo che al fondo ci siano questioni più grosse, come ad esempio, una tradizione culturale che vede centrale ed esclusivo solo tutto ciò che è traducibile in termini verbali e scritti. La musica è intraducibile in codici verbali. Questo spiegherebbe perché ancora si continua a considerarla come una materia di serie B.

In pratica, è un universo creativo lasciato fuori dalla scuola.

È così ed è molto grave, soprattutto, in un paese con tradizioni molto profonde nella musica. Se pensiamo all'Anno Verdiano, ci rendiamo conto di quanta parte del mondo conosce l'Italia attraverso Verdi, forse anche più che attraverso i grandi letterati dell'Ottocento. È un delitto che la scuola non ponga la musica alla stregua delle altre arti e degli altri elementi di formazione umana.

È necessario, quindi, un profondo cambiamento nella scuola.

Se la scuola non ha il coraggio di rinunciare all'esclusività della sua identità cerebrale, all'esclusività di un punto di vista prevalentemente accademico, credo che il posto della musica, se ci sarà, sarà quello sbagliato.

Quali possibilità apre Internet?

Uno dei settori che vanno forte nel Web è sicuramente il settore musicale. Uno dei motivi per cui i giovani stanno navigano su Internet è proprio per scambiare o acquisire musica, parlare e scrivere di musica e riflettere sulla musica. È uno dei settori più importanti della telematica.

 

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