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La vera sfida sono i servizi

Per Victor Massiah, amministratore delegato di Banca Intesa, il futuro delle banche è senz'altro in Internet, a patto di riuscire a diversificare l'offerta e fornire al cliente quanti più servizi possibili. La crisi del Nasdaq si combatte così…

Cosa vuol dire per un grande gruppo bancario italiano raccogliere una sfida come quella di Internet? Cosa cambia nelle banche?

Fondamentalmente non molto: le banche hanno sempre aperto le loro filiali nei punti di grande percorrenza di scambio di comunicazione. E in questo momento c'è una nuova piazza su cui si comunica: la ragnatela di Internet. E' un incrocio di diverse linee e noi dobbiamo essere aperti anche su questa piazza "virtuale".

Cosa cambia nell'approccio con i clienti, nella strategia, nei consolidamenti con altri gruppi bancari?

Indubbiamente essere presenti su questa piazza costa molto, richiede grandi concentrazione di talenti e di capacità finanziaria, quindi non c'è dubbio che certi livelli di dimensionamento permettono degli investimenti superiori. Le grandi banche devono essere attente a non perdere la propria leadership ed avere il coraggio di investire pesantemente sulle novità. Al contrario, le banche più piccole sono meno legate ai metodi tradizionali del passato, ma è altrettanto vero che hanno meno capacità finanziaria. Sta un po' ad entrambe cercare di avere una grande capacità in termini di creatività e di comprensione del fenomeno, un fenomeno affatto facile da comprendere.

Fino a pochi mesi fa moltissime banche aprivano una sorta di sezione di trading on line, di e-banking; alcune di esse hanno addirittura quotato queste start-up in maniera autonoma. Adesso, da qualche mese, c'è stato un ridimensionamento delle prospettive ma soprattutto delle aspettative da Internet, e le nuove iniziative sono state ritardate o sono state addirittura cancellate. Cosa sta succedendo? C'è un cambiamento di strategia? Si è fermata la corsa verso Internet? E' cambiato davvero qualcosa rispetto ad un anno fa?

L'unica cosa che è cambiata, dal nostro punto di vista, è che quello che inizialmente sembrava essere l'animale preistorico della grande banca, destinata a scomparire, non è più visto come tale. Noi non abbiamo affatto fermato le iniziative Internet, al contrario, le cavalchiamo con sempre maggiore attenzione e aggressività. Riteniamo che il fenomeno di Internet sia in crescita e che sarà una colonna portante per il futuro. Certo, è vero che c'è un abbassamento di interesse da parte del pubblico, visto quanto sta avvenendo al Nasdaq e alle società quotate: noi però siamo fiduciosi, confortati in questo dal numero sempre crescente di utenti Internet.

L'anno scorso, il trading on line sembrava essere la "killer application" per le banche: moltissimi istituti di credito pensavano che attraverso questo strumento avrebbero acquisito un numero maggiore di clienti e avrebbero nel frattempo fatto delle gran belle commissioni; poi è diventato una "commodity", le commissioni sono diventate marginali, molto basse, mentre il costo per il cliente non è diminuito affatto. Come è la situazione adesso? Il trading on line è davvero profittevole, o per le banche è diventato una cosa che non si può non avere, una sorta di obbligo nei confronti del cliente?

Credo che il trading on line non sia stato mai fino ad oggi veramente profittevole, anche per coloro che dichiaravano i volumi maggiori. Questo a causa del fatto che gli investimenti di marketing avevano assunto delle dimensioni enormi, spropositati rispetto al numero di clienti che potevano essere interessati a questo servizio: venivano usati i media come se si dovessero prendere milioni di clienti, mentre invece siamo nell'ambito delle poche centinaia di migliaia. Questo non vuol dire che il trading on line non abbia un futuro: sicuramente in questo momento c'è un prezzo particolarmente penalizzante per chi lo offre, ma credo che una volta integrato questo servizio in un quadro più complessivo di investimenti on line, questi possano essere ragionevolmente profittevoli. Comunque, è un servizio che dobbiamo dare alla clientela.

Spesso si dice che nel mondo di Internet non c'è spazio per molti, sia per quanto riguarda il B2b, ovvero i rapporti commerciali tra aziende, sia riguardo al B2c, i rapporti tra aziende e consumatori. Secondo Lei c'è spazio per più gruppi bancari, nel cyberspazio come nel mondo reale, oppure questo è vero solo per alcuni gruppi internazionali, consolidati, che si fondono tra di loro?

Direi che in tutto il mondo stiamo assistendo a delle situazioni di forte concentrazione. Qual è il limite massimo di questa concentrazione non saprei dirlo, però sicuramente in questo momento il trend è quello, e non solo nel sistema bancario: anche quello della telefonia, per esempio, sta assumendo delle dinamiche molto simili.

Voi avete aperto come e-lab 2 iniziative: una B2b, congiuntamente con Pirelli e Bain Cuneo, per offrire delle soluzioni di business alle piccole e medie imprese; poi, un'iniziativa di e-commerce, una joint venture con FinMeccanica che ha rivitalizzato un vecchio portale - uno dei primi - che prima si chiamava Go Italy e che adesso di chiama Shopla. Qual è la strategia in queste due direzioni? La banca deve necessariamente aprirsi ad una seria di altre iniziative per sopravvivere, per diventare davvero solida nel futuro?

Ci sono due livelli di strategia: il primo livello è semplicemente di difesa di quello che è un normale e tradizionale servizio di pagamento sottostante le transazioni commerciali. C'è poi un altro livello: non c'è dubbio che entrambe le iniziative tendono ad aggredire ulteriormente la clientela in termini di servizio da offrire. In sostanza cerchiamo di fornire un market-place, ossia dare anche alla nostra clientela l'accesso al mercato stesso. Faccio un esempio concreto: con Shopla - ridenominazione di Go Italy - noi diamo la possibilità, con un costo di un milione e mezzo per un anno, di operare su Internet a degli operatori che non avrebbero l'autonomia e la capacità finanziaria di sperimentare a prezzi differenti: riteniamo che questo sia un servizio da dare alla nostra clientela, che a noi permette di svolgere un'attività ulteriore con del profitto. Lo stesso discorso in termini più ampi vale per l'iniziativa con Pirelli, ed è sostanzialmente quello di poter offrire dei servizi, in particolare i servizi software per quanto riguarda Internet. A giovarsene sarà soprattutto la clientela media e medio-piccola, che non riesce ad accedere direttamente alle sinergie di grandi operatori per via dei costi ma che sicuramente ha bisogno di ottenere dei servizi di livello eccellente.

Però in questo entrate in competizione con i grandi gruppi, le Telecom, le softwarehouse, i grandi portali che fanno esattamente questo. La banca si diversifica, ma non entra anche in una competizione più forte?

Ottima domanda. Queste nuove tecnologie stanno facendo cadere le barriere fra i diversi settori; noi ad esempio - è noto - stiamo studiando un progetto di fattibilità con un grande operatore delle telecomunicazioni per offrire un supporto comune nell'ambito dei servizi bancari. Peraltro, se noi a nostra volta non esploriamo quelle che sono le possibilità nei diversi settori dovute alle cadute delle barriere, dovremmo giocare semplicemente in difesa. Noi crediamo che una grande banca italiana debba poter giocare all'attacco.