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"Fabbrica del Vapore": una locomotiva per trainare le avanguardie artistiche europee

Apre a Milano "La Fabbrica del Vapore", un nuovo spazio creativo per giovani artisti impegnati nel cinema, teatro, scrittura, danza, fotografia e in sperimentazioni di arte digitali. Un centro di produzione e di scambio rivolto prevalentemente ai giovani

Abbiamo incontrato Maria Grazia Mattei, coordinatrice del progetto "La fabbrica del vapore".

Recentemente è stata inaugurata a Milano la "Fabbrica del Vapore". Qual era il clima dell'inaugurazione?

È stato un evento attesissimo perché della "Fabbrica del Vapore" si parlava da molto tempo. Finalmente si è inaugurata una prima parte con una piazza che ospita dalle 8.000 alle 10.000 persone. È stata una giornata di festa ed il clima che si respirava era di forte partecipazione da parte dei giovani, segno che veramente c'è un'attesa da parte dei ragazzi rispetto a dei luoghi che devono, nel futuro prossimo, dare opportunità di incontro e di produzione di idee, soprattutto a livello europeo. E quindi c'era molto fermento, molta curiosità e anche molta soddisfazione per questo primo vagone che abbiamo attaccato alla locomotiva.

Questo genere di "luogo" non è mai mancato a Milano. Cos'ha di speciale la "Fabbrica del Vapore" rispetto ad altri "luoghi" simili?

Intanto, ha definito molto chiaramente la sua missione: affermarsi come centro di produzione e di scambio rivolto fondamentalmente ai giovani. Noi vorremmo far partecipare i ragazzi a delle produzioni di tipo culturale. Secondo aspetto interessante è che questo centro si connette ad una rete europea, "Transeuropales", di altri centri simili dove con scambi di artisti, esposizioni e anche produzione si creerà un unico circuito nel quale invitare i ragazzi a lavorare, pensare, scambiarsi idee, pareri e riflessioni.

Quindi non ha una valenza solo artistica ma anche una valenza commerciale, produttiva concreta?

La "Fabbrica del vapore", quando sarà completa nel suo progetto, avrà un'anima produttiva e un'anima di intrattenimento aperta alla città ed ai giovani, attraverso esposizioni, workshop, seminari. Pensiamo alla "Fabbrica del vapore" come un unico sistema che lavora a vari livelli.

Secondo lei, la creatività legata al Web e alle telecamere digitali, è giusto che nasca in luoghi istituzionalizzati come la "Fabbrica", oppure sarebbe più giusto lasciarla venire fuori spontaneamente?

Penso che dovrebbe essere lasciato spazio alla libera creatività espressiva in luoghi che però ti permettano di poter avere, ad esempio, delle grandi occasioni di scambio come la "Fabbrica del vapore", dove posso ospitare artisti con soluzioni tipo workshop, incontri. Perché se è vero che io posso fare delle sperimentazioni con la mia telecamera di casa, è altrettanto vero che se ho altre tecnologie, posso fare ulteriori passi in avanti. Non solo: se sono in un contesto dove altri creano, sperimentano, discutono in maniera permanente e non occasionale riesco a far crescere questo tipo di creatività, la alimento. Quindi, come stanno dimostrando altre realtà in Europa (a Vienna, a Parigi, a Marsiglia, a Berlino) è importante che ci siano questi spazi che lavorano continuamente e permanentemente, senza per questo essere spazi "istituzionalizzati". A tal proposito, vorrei chiarire che la "Fabbrica del vapore" è uno spazio che, in un certo senso, si autogestisce, cioè che sta in piedi con le proprie gambe, uno spazio che si autoalimenta e crea una sorta di "volano" di tipo culturale.

"La fabbrica del vapore"