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La fantascienza? "Una letteratura contaminata"

Intervista ad Alessandro Riva, critico d'arte e curatore della mostra Sui Generis "Dal Ritratto alla Fantascienza" al PAC di Milano

Partiamo dalla mostra: dal ritratto alla fantascienza, dalla ridefinizione del genere della nuova arte italiana. Cosa vuoi dire con questo?

Voglio dire che l'arte, come la letteratura e il cinema, è tornata al genere. È tornata al genere proprio per tornare alla realtà, quindi, ha usato il genere come grimaldello. Torna al noir per guardare il lato più oscuro della vita e torna alla fantascienza per parlare del futuro e, quindi dei miti del futuro, che mette in discussione.

L'arte, quindi, usa i generi artistici e letterari per andare alla ricerca di se stessa.

Assolutamente, c'è sempre come base cercare se stessi e il luogo in cui si vive.

Il luogo reale e il luogo virtuale…

Sì, perché proprio una delle conquiste, in qualche modo, è che il luogo non è necessariamente Marte, ma è anche dentro la Rete, appunto. È intorno a noi.

Internet non è stato predetto da nessuno fino ai tempi del cyberpunk. Come mai nessuno ha intuito che poteva crearsi un meccanismo del genere fino a 20-30 anni fa?

Il perché è difficile capirlo. Di certo, Internet è stata la grandissima rivoluzione, nel senso che tutti andavano a cercare altrove e non ci si rendeva conto che il problema centrale era proprio qui, cioè era trovare un altro spazio all'interno del nostro mondo. Infatti, è proprio all'interno del nostro mondo che oggi anche gli artisti tendono a perdersi, sia andando direttamente nella Rete, sia rubando molto alla Rete.

Quale ispirazione trovano gli artisti nel mito della fantascienza?

Il mito della fantascienza viene guardato molto spesso in maniera critica. Si cerca di capire come effettivamente siano state messe in pratica le cose che aveva predetto la fantascienza, a volte anche in maniera grottesca. Si fanno vedere le case del futuro che si immaginavano negli anni '50, che erano sempre molto solari, oppure le città del futuro che erano sempre utopistiche e in realtà, oggi sono delle città tremende. Gli artisti, quindi, cercano sempre di mettere in crisi i meccanismi di certa fantascienza e i miti del futuro.

Non si tratta, però, di fare ironia su ciò che c'è stato, senza proiettarsi in avanti?

Una cosa che hanno imparato gli artisti della fantascienza è fare un surfing nel tempo, cioè continuare a prendere sia dai miti del passato sia dai miti del futuro e poter guardare a Leonardo da Vinci, come a uno scrittore cyberpunk. Quindi, immaginarsi esattamente i mondi del futuro oppure rubare in continuazione dappertutto: rubare immagini dalla Rete e rubare immagini dalla storia dell'arte.

Viaggiare nel spazio ricorda il meccanismo della realtà virtuale: la Rete abbatte le barriere spazio-temporali. Secondo te, è vero?

Assolutamente. Gli artisti guardano molto alla Rete sia, come dicevo prima, rubando immagini in continuazione, sia usandola, quelli che stanno navigando in questo momento dentro Chelsea, che è una città interattiva, tridimensionale, che aveva già immaginato uno scrittore di fantascienza, Neil Stephenson, nel 1992.

Che senso ha fare della pittura ancora oggi, prendendo in prestito dalla fantascienza, quando nel frattempo è arrivato il cinema che ci dà una visione molto più ricca e tridimensionale della rappresentazione fantascientifica?

Sono convinto che, così come la fantascienza su carta può avere ancora una chance, la pittura, che apparentemente è un linguaggio vecchio, può rappresentare ancora il futuro contaminandosi con la Rete. Ci sono artisti, come Cristiano Pintalli, Karen Andersen o come Fabis De Nola in Italia, che rubano molte immagini dalla Rete e rappresentano questo continuo bombardamento di immagini, contaminando il proprio linguaggio, portandolo sulla tela, ridipingendo sulle immagini, oppure ci sono artisti come Matteo Basilé che entrano direttamente nella Rete. Per cui assistiamo ad un continuo rimescolamento di generi, ma anche di linguaggi.

Tutto questo è ancora pittura o sta diventando qualcos'altro?

Forse non è più pittura, però, alla fin fine, ha poca importanza. È sicuramente arte.

L'arte contemporanea, ormai, incorpora tutto quello che riesce a trovare.

È una spugna che prende dal mondo esterno e dal mondo della Rete e continua a frullare tutto.

Qual è invece la tua visione di fantascienza?

La mia visione è quella di una letteratura e un'arte che si contaminano insieme. Infatti, io la chiamo letteratura contaminata, una letteratura che si serve delle parole ma anche delle immagini, dell'intelligenza degli artisti e degli scrittori.