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La scelta del tema
Luigi Maria Perotti
La produzione dei filmati : la sceneggiatura, l'inquadratura ed il montaggio
La progettazione dell'IPERFILM si è sviluppata parallelamente alla creazione delle storie che compongono il suo intreccio. L'idea di base era quella di creare un film "neutro", in cui buoni e cattivi fossero determinati dal punto di vista dello spettatore e bene e male seguissero criteri di associazione agli eventi completamente intercambiabili. In breve tempo ci rendemmo conto che l'ordine in cui avremmo presentato gli eventi sulla pellicola (o un qualsiasi altro supporto sequenziale) avrebbe influenzato i criteri di visione e quindi la valutazione dei fatti. Per raggiungere l'obiettivo dovevamo scalzare quella che chiamammo "la dittatura del narratore". Le modalità di visione del cinema non si prestavano ad una tanto devastante decostruzione del suo linguaggio, mentre l'architettura reticolare del web, l'avvento dello streaming video e le previsioni sull'avvento della fibra ottica, aprivano scenari interessanti. Decidemmo quindi di scrivere una storia a bivi, un ipertesto da tradurre in immagini che si sarebbe chiamato "IPERFILM". Collegandosi ad un dato sito Internet, lo spettatore avrebbe potuto scegliere il punto di vista attraverso il quale assistere all'evolvere degli eventi, costruendo il suo film e una versione dei fatti che avrebbe potuto essere diametralmente opposta, già dalla visione successiva. La prima bozza di sceneggiatura era un intreccio di due opere shakespeariane, "Il Mercante di Venezia" e "Otello". Alcuni personaggi secondari diventavano protagonisti di una storia parallela, in cui si immaginava ciò che Shakespeare aveva deciso di non raccontare. L'obiettivo era quello di indurre gli spettatori a modificare il giudizio sui personaggi a seconda delle sequenze scelte. In tal modo, la perfidia di Iago, che odia il moro, perché sospetta che "tra le sua lenzuola egli abbia fatto il suo ufficio", diventava perlomeno comprensibile a chi avesse visto Otello entrare nel letto di Emilia, moglie del suo "fedele luogotenente".
Aldilà delle indubbie difficoltà di realizzazione, questa sceneggiatura ipertestuale conteneva aspetti che mal si adattavano alla visione in streaming e oltretutto non sfruttava a pieno le possibilità offerte dalla trama ipertestuale. Infatti, un IPERFILM può non aver bisogno di un inizio e una fine e lo scopo con cui si affronta la sua visione non è quello di arrivare alla conclusione degli eventi, ma quello di esplorare tutte le sue direttrici, alla ricerca di elementi che possano fornire una visione globale della scenario narrativo. Tali osservazioni imponevano un radicale cambio di prospettiva. Se fino a quel momento si era cercato di tradurre un'idea "cinematografica" in modo interattivo, ora si trattava di costruire un intreccio di eventi da filmare, pensati apposta per la struttura ipertestuale. Il genere del giallo sembrò subito il più appropriato. Gli spettatori avrebbero dovuto vedere le lessie, effettuando delle scelte, per cercare di carpire elementi utili alla soluzione di un enigma, aperto comunque a diverse interpretazioni. Ad ogni opzione sarebbe corrisposta una chiave di visione diversa e di conseguenza una differente valutazione dei fatti. E cosi è nato l'intreccio di Farina St@men. Stamen, che in latino significa "ordito", è la marca del pacco di farina che, passando in mano ai diversi personaggi, attraversa trasversalmente gli eventi, generandone l'intreccio. Lo spettatore naviga nelle vicende dei sei personaggi seguendo percorsi narrativi ciclici in quanto una lessia di ogni microstoria, contiene un rimando ad un altro nodo dell'ipertesto. Attraverso l'espediente del flashback o del racconto, si è fatto in modo di non fornire una conclusione, suggerendo una nuova lettura delle vicende da un punto di vista differente. Risolvere il mistero equivale a battere il labirinto-ipertesto, navigare nelle varie storie, mirare ad una visione combinata degli eventi. Pur essendo pensato come una struttura chiusa, lo schema ipertestuale della sceneggiatura può essere espanso in più direzioni con il contributo del destinatario, il quale può partecipare sia alla costruzione della sceneggiatura che alla produzione degli audiovisivi, sfruttando come link per le proprie opzioni diramative, elementi molto comuni e "ipertestuali" come quotidiani o denaro. Una volta determinato l'intreccio abbiamo provveduto a ripensarlo in 36 lessie, che pur essendo parti di un tutto, avessero una propria coesione interna. Ogni lessia dura non più di tre minuti. Non avendo la possibilità di conoscere quali scene sono state viste dallo spettatore in precedenza, accanto alle clip video sono state inserite delle note di sceneggiatura che permettono una rapida contestualizzazione della lessia all'interno della trama. Queste informazioni testuali sono parte integrante della lessia e dalla combinazione tra testo ed immagini si arriva alla percezione del significato. L'interfaccia di fruizione della storia è parte integrante di essa: le sequenze video, i testi e tutti gli strumenti necessari alla comprensione del messaggio sono componenti indispensabili dello stesso.
Le riprese Nella fase di "progettazione" della sceneggiatura, avevamo acquisito la consapevolezza che la interazione ipertestualità-film, avrebbe rappresentato un'incognita. Volevamo capire cosa era possibile comunicare con un IPERFILM e quale fosse il modo migliore per farlo. Sono del parere che girare un bel film significhi raccontare qualcosa o almeno trasmettere emozioni attraverso le immagini. Per far questo, è essenziale conoscere l'ordine con cui lo spettatore entrerà a contatto con le diverse inquadrature, dosando progressivamente la drammaticità degli eventi. In un IPERFILM tutto questo non è possibile ed il nostro primo dilemma è stato quello di capire se, in base ai nuovi presupposti, si poteva essere ugualmente espressivi.
Come già accennato in precedenza, questo progetto è nato per cercare di dire qualcosa che al cinema non sarebbe stato possibile comunicare. Per arrivare alla comprensione del significato il destinatario costruisce il percorso. Molte scene sono state girate da diverse prospettive, facendo in modo che una stessa azione potesse assumere valenza differente, in funzione sia del taglio dell'inquadratura, che del percorso narrativo determinato dalle scelte precedenti. Decidendo di assistere all'azione da una prospettiva, l'utente è portato ad avere un'idea dell'intreccio, che sarà valida fino a quando la struttura ciclica del racconto lo condurrà a rivedere quelle stesse scene, da un'angolazione diversa o dal punto di vista di un altro personaggio. Sebbene INTERNET non sia l'unico medium con cui diffondere l'IPERFILM, Farina St@men è stato pensato per la rete e ha assimilato tutte le caratteristiche dei webmovie. La parola d'ordine è stata massima semplicità, escludendo da questo progetto, molte idee che avrebbe potuto complicarne la visione. Sapevamo che sarebbe stato visto sul monitor di un computer, con la qualità precaria dello streaming, da un utente, con una soglia dell'attenzione estremamente bassa, abituato a sostituire rapidamente tutto ciò che sia difficile da fruire. In fase di progettazione, avevamo pensato molto a sfruttare la forza espansiva delle inquadrature: l'ultima immagine della lessia, avrebbe dovuto contenere i link (personaggi) che l'utente doveva "cliccare" per scegliere come continuare la visione. Questa scelta si è rivelata però troppo restrittiva. Infatti, raccogliere nell'ultima inquadratura le possibili diramazioni della storia, restringeva drasticamente il campo delle scelte. In una lessia, Iva trattiene il suo fidanzato in una stanza per permettere all'amante nascosto in bagno di darsela a gambe. La sceneggiatura prevede che lo spettatore scelga di andare avanti dal punto di vista di uno dei tre, e non potendo farli apparire tutti nello stesso fotogramma, avremmo dovuto eliminare un'opzione.
Il Montaggio Il montaggio di Farina St@men, in un primo momento non sarebbe dovuto esistere. Se lo spettatore (che più avanti avremmo ribattezzato fruitore) poteva scegliere il punto di vista con il quale assistere agli eventi, perché non metterlo in condizione di scegliere anche attraverso quali inquadrature? Per raggiungere l'obiettivo avremmo girato la scena più volte con tagli diversi, permettendo di interagire con il montaggio della lessia. Aldilà delle difficoltà tecniche a cui saremmo andati incontro, si trattava di sciogliere alcune riserve teoriche (l'utente avrebbe dovuto scegliere l'inquadratura prima di conoscere il contenuto della lessia o durante la visione della stessa?), imbattendoci in qualcosa che, alla fine, rischiava di essere molto diverso da un IPERFILM e si decise di rimandare la possibilità di intervenire sul montaggio ad altri progetti "ad hoc". Si trattava ora di capire se ci fossero differenze significative tra Farina Stamen e un audiovisivo tradizionale. Ci rendemmo conto che il ritmo delle lessie sarebbe stato fondamentale nella loro fruizione Siamo riusciti ad individuarle solo dopo diversi tentativi. Diverse sequenze, infatti, hanno subito modifiche, anche sostanziali, mentre l'IPERFILM assumeva una propria identità. In particolare, nell'impostazione primaria avevo inserito parecchi dettagli per caratterizzare i personaggi, in molte scene era stato mantenuto il suono ambientale, senza l'intervento della colonna sonora e di conseguenza, alcune inquadrature che in video non rappresentavano una pausa, in quel contesto rallentavano la visione, infastidendo il destinatario. Convincere qualcuno ad interagire con un video di non eccelsa qualità, in una finestra relativamente piccola, davanti al monitor di computer, significava conquistarlo fin dal primo contatto, invitandolo poi a fare una scelta dopo non più di due, tre minuti. Per far questo, abbiamo modificato i filmati delle lessie iniziali (6 random). Non solo sono momenti topici dell'intreccio ma li abbiamo rimontati in una versione differente, più dinamica ed sintetica. Questo ha implicato scelte di montaggio necessariamente legate alla volontà di mantenere la coerenza con tutte le diramazioni, ma anche più ricche di scene brevi, funzionali ad assecondare l'atteggiamento con cui il nostro referente si sarebbe posto davanti a Farina St@men.
Ancora una volta dovevamo considerare che l'IPERFILM non era solo video, ma un prodotto multimediale con caratteristiche proprie. I filmati non dovevano cercare di spiegare tutto, ma potevano rimandare alle descrizioni testuali (ricavabili dall'interfaccia, che di pari passo subiva le stesse modifiche), tutte le informazioni che avrebbero appesantito la visione. Se era pur vero che lo scopo di Farina St@men non era quello di raccontare una storia e che le inquadrature "discordanti" avrebbero potuto incuriosire incentivando le interazioni, temevamo che una serie di input di non immediata comprensione logica, avrebbero potuto disorientare l'utente. Anche in questo caso, le esigenze di comprensione del messaggio ci hanno spinto a montare diverse versioni della stessa scena in funzione del personaggio che il navigatore ha scelto di seguire. L'utente assiste ad una o l'altra, a seconda del percorso effettuato nella propria personalissima "navigazione.
Cos'è, come lo vedo e che prospettive Alla luce di quando detto in precedenza, l'IPERFILM deve essere considerato un format attraverso il quale interagire con il video. La possibilità di strutturare un audiovisivo su di una sceneggiatura ipertestuale, permette di coinvolgere il destinatario nella costruzione del messaggio, aprendo scenari completamente diversi per la creatività dei nuovi autori. Un IPERFILM come Farina St@men è un'opera di fiction, pensata e prodotta per sperimentare le capacità espressive di un nuovo modo di "raccontare" attraverso il video, ma se davvero fosse esistita una marca di farina con quel nome, probabilmente ci saremmo trovati davanti ad un nuovo modo di fare pubblicità: l'iperspot! Infatti, anziché scegliere il punto di vista dei vari personaggi, si sarebbe potuto far interagire il navigatore con delle storie, pensate per valorizzare le caratteristiche del prodotto. Ma, se l'utente interagisce con il video per arrivare ad una soluzione che gli permetta di vincere qualcosa, allora sta giocando e le possibili destinazioni d'uso del format IPERFILM si moltiplicano esponenzialmente. In attesa delle novità legate alla diffusione capillare della fibra ottica, l'unico canale in grado di garantire feedback all'utente è internet che, pur pregiudicando notevolmente la qualità dei video, prospetta potenzialità, ancora tutte da esplorare.
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