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Nè film nè ipertesto ma iperfilm
Piergiuseppe Rossi
L'IPERFILM rappresenta una novità in Internet e nella comunicazione, una tipologia nuova? Come e perché si differenzia da un ipertesto o da un documento filmico? A quale dei due media si avvicina maggiormente?
Iperfilm vs film Durante la navigazione nell'IPERFILM nello schermo sono sempre presenti, oltre alla clip, altri elementi: · il testo che contestualizza l'azione che si dipana nella clip, indica tempo, spazio e protagonisti della clip, fornisce alcuni elementi che permettono di focalizzare episodi passati. · i link-personaggi che forniscono l'informazione su quali sono i personaggi della clip (ed in tal modo influenzano la visione della clip) e che permettono di avanzare nella navigazione indicando quali sono le successive clip, quali storie possono essere esplorate, · i link-help, i link che in ogni pagina forniscono le informazioni generali sull'IPERFILM, sui personaggi, sulla navigazione. La clip ha un ruolo centrale nella schermata, ma la fruizione della lessia è frutto di una interazione tra i comunicati presenti che si differenziano sia per il media utilizzato che per la funzione comunicativa. L'interazione tra i media produce una circolarità di lettura tra elementi, per utilizzo dei quali il navigatore usa codici e registri differenti. Il navigatore quindi deve risettare le sue modalità di lettura-produzione ogni volta che rivolge l'attenzione ad un differente comunicato (video, testo, schede, link-bottoni) perché ogni volta utilizza schemi interpretativi differenti: come "Vedere", "analizzare", "ricostruire", "cercare informazioni", ma anche formulare ipotesi o operare una scelta.
La differenza riguarda anche il livello pragmatico. Non è la trama a contestualizzare le singole lessie. Il flusso si interrompe dopo ogni clip e gli elementi dell'ipermedia presenti nella pagina forniscono al comunicato coerenza e coesione. Contesto e background vengono modificati. In un film l'identificazione del contesto è resa possibile da informazioni dirette o indirette interne al film. In un IPERFILM esiste un background esterno alla clip che consiste in primo luogo nella grafica e negli elementi della pagina web; inoltre l'ambiente comprende elementi fisici esterni allo schermo (tastiera, mouse) che potremo definire come estensioni dello schermo o come protesi del navigatore. Quasi ponti tra il navigatore ed l'IPERFILM. La lettura oltre ad essere interpretazione è anche scelta e per procedere nella navigazione occorre scegliere tra differenti possibilità. L'IPERFILM modifica quindi non solo elementi di carattere semiotico ma anche il ruolo pragmatico del fruitore. Passare ciclicamente dalla costruzione di un mondo alla scelta tra differenti opzioni che a loro volta rimodellano il mondo e influenzano le scelte successive, è differente da una lettura che determina solo la costruzione di mondo. Navigare, interpretare e poi scegliere modificano il coinvolgimento e la partecipazione del fruitore costringendolo ad un continuo avvicinamento-allontanamento dalla storia e dal flusso dei fatti. La decisione sulla scelta da effettuare costringe ad una presa di distanza, ad un atto autonomo che potrebbe far emergere l'esigenza di rivedere la clip appena esaminata, non solo interrompendo il flusso temporale ma addirittura invertendolo. Ed il flusso temporale è già spezzato dalla frammentazione delle clip.
La frammentazione del filmato incide sulle modalità di visione. Nella visione di un film prevale la continuità e la successione lineare che influenzano la tensione emotiva, l'attenzione ed il coinvolgimento. Essi dipendono anche dalle scelte retoriche dell'autore e dalle competenze del fruitore. La continuità nella visione filmica si basa sul fluire sequenziale delle immagini, sulle informazioni fornite da background (immagini, contesto e colonna sonora). Il fruitore è condotto lungo un percorso ed il flusso degli eventi permette di anticipare e riprendere temi. La continuità è in primo luogo relativa alla pragmatica: il fruitore, per tutta la durata del film, opera nella stessa modalità ovvero osserva ed interpreta. Anche fisicamente: nell'immaginario il fruitore di un film è comodamente seduto su una poltrona, affondato e rilassato con in mano un sacchetto di popcorn, davanti al grande schermo che lo avvolge e lo coinvolge emotivamente. In un IPERFILM il fruitore è seduto al tavolo di lavoro, davanti al piccolo schermo del computer, con il mouse in mano, pronto ad agire ed intervenire nella storia operando su mouse o tastiera, attento e coinvolto nella azione, quasi al fianco dei protagonisti della storia ed è più simile ad un regista che ad uno spettatore. La frammentazione non produce solo una segmentazione del percorso ma modifica la singola clip che è strutturata come se prima e dopo di lei non esistesse nulla; è caratterizzata da un significato autonomo. Nella lavorazione abbiamo dovuto eliminare tutti i riferimenti pronominali che ci veniva spontaneo inserire se pensavamo la storia come un unico fluire. I riferimenti pronominali sarebbero stati presenti se le clip fossero ottenute segmentando meccanicamente un unico lungo filmato. In ogni ipertesto la singola lessia può essere definita automa miope, automa in quanto permette una lettura indipendente da una precedente e successiva visione di altre lessie ed indipendente dall'accesso a cui si è pervenuti ad essa. Come un mattoncino di Lego si adattare a differenti percorsi; miope in quanto, come ogni elemento di un sistema complesso, interagisce - ha coscienza, conosce - solo un intorno limitato del sistema totale. Nell'IPERFILM l'osservazione e interpretazione è sempre seguita da metariflessione e scelta. Il navigatore ad ogni clip decide non solo quale bottone premere per avanzare nella navigazione ma anche quali elementi memorizzare, ovvero quali elementi potranno essere rilevanti per leggere le successive clip. Possiamo definire questi elementi, che non sono i bottoni, link di significato. Nelle riprese vanno sottolineati con accorgimenti retorici. Come si diceva precedentemente, le tecniche di ripresa si modificano passando dal film all'IPERFILM. Nel film uno degli elementi più usati per sottolineare un elemento è la sua ripetizione nella sviluppo lineare del flusso filmico; nell'IPERFILM questo artificio retorico non può essere utilizzato. Nell'IPERFILM gli elementi nodo della storia vanno evidenziati nella singola lessia e sottolineati come se fossero link. Come sottolinearli? Con una ripresa più lunga, con una maggiore caratterizzazione, con un effetto ottico (passaggio dal colore al bianco e nero). In un successivo IPERFILM potremmo decidere di avere come link-bottoni oltre ai personaggi, questi oggetti-situazioni: la perdita del portafoglio, lo scambio dell'oggetto misterioso possono divenire direttamente cliccabili nella clip per avanzare in una successiva lessia. Nell'IPERFILM il navigatore più che ricostruire una trama produce un puzzle ed ogni lessia fornisce elementi per aggiungere tessere del puzzle. Un puzzle è una costruzione pluridimensionale, mentre la trama ha una direzione privilegiata, anche se l'intreccio sottintende una pluralità di fili che si dipanano.
Ipefilm vs ipertesto
La presenza di clip video in una pagina WEB non è una novità. È sufficiente analizzare i link presenti nei portali dei giornali o della RAI o della CNN per trovare un'infinità di filmati. La collocazione e il ruolo del video nei casi sopracitati sono differenti da quelli dell'IPERFILM. Nelle pagine Internet con link a video, la mappa è fornita dalla pagina testuale e dalla sua grafica ed il filmato ha la funzione di approfondimento, esplicazione del tema, è il rema. Non a caso il filmato è nella maggioranza dei casi un cul de sac, una deviazione che occorre ripercorrere in senso opposto per proseguire la lettura. Tecnicamente i filmati appaiono in finestre che si sovrappongono a quella principale e tali finestre vanno chiuse appena la visione del filmato è ultimata. Difficilmente poi le clip contengono dei link di significato che si collegano ad altre lessie. Nell'IPERFILM la trama e i link di significato sono forniti dalla clip; senza visione della clip non esiste possibilità significativa di avanzare nella navigazione. Le clip strutturano la mappa concettuale dell'IPERFILM. Se la clip è la struttura del multimedia interattivo, cosa cambia nell'ipertesto? I testi, la grafica, gli elementi iconici, sia simbolici che figurativi, che normalmente costituiscono la struttura dell'ipertesto hanno tutti una loro staticità ed il tempo di fruizione è completamente deciso dal lettore. Sono elementi statici, che si offrono alla manipolazione del navigatore. La clip è un elemento dinamico. Ha un suo tempo interno indipendente dalla modalità di fruizione. Modifica in tal modo le potenzialità dell'ipertesto in quanto introduce in modo diretto la variabile tempo, l'azione nel suo dipanarsi. Ma pone un serio problema: come articolare il tempo della clip, tempo interno e determinato, con il tempo di fruizione, con il tempo soggettivo e con la autonomia del navigatore? L'ipertesto è tale se il navigatore è un lettore-scrittore, se ha una forte autonomia, se può gestire il tempo. Gli strumenti da noi utilizzati per coniugare dialetticamente le due esigenze sono stati: · segmentazione del percorso; la lessia ha una durata massima di 2 minuti ma spesso non supere il minuto. In questo segmento il tempo è scandito dalla clip ma il tempo complessivo di navigazione, ovvero il tempo collegato alla combinatoria delle lessie, è determinato dal navigatore. · Autonomia delle lessie; ogni lessia ha un suo ritmo che dipende dai protagonisti e dagli eventi; lessie differenti anche se parallele (ovvero raggiungibili da un'unica lessia) possono avere tempi e ritmi differenti e coprire intervalli temporali differenti. · Inserimento della barra dei comandi nella clip; il navigatore può intervenire nel tempo interno della lessia anche se solo parzialmente. Può arrestarla, può ri-iniziare la visione, può continuare da un dato istante. Con l'IPERFILM il tempo entra nell'ipertesto. L'ipertesto è stato sempre dominato dallo spazio e dai connettori topologici. La mappa è spesso essa stessa usata come metafora dell'ipertesto. La introduzione del tempo è un prodotto non solo da una nuova sensibilità e esigenza ma anche un effetto delle tecnologie che stanno maturando. Linee più veloci e tecnologie streaming più efficienti hanno reso manipolabili in rete clip video che un tempo appesantivano enormemente la visione e impedivano quella fluidità nel passaggio da una lessia ad un 'altra (e quindi non rallentavano solo la visione della singola clip) fondamentali per la visione ipertestuale. Ma il tempo dell'IPERFILM ha sue proprie peculiarità; è un tempo soggettivo differente da clip a clip; in ogni clip il ritmo è specifico e determinato dai protagonisti e dall'azione. Pertanto può avvenire che la fine di due clip che partono dalla stessa lessia ci porti a punti differenti della storia. Ma più che un tempo emergono plurime dimensioni spazio-temporali. La struttura reticolare dello spazio virtuale della lessia si intreccia con i fili temporali della clip producendo un puzzle multidimensionale e multitemporale. La frammentazione delle clip e la possibilità di seguire alla fine di ciascuna percorsi multipli produce una rete in cui gli spostamenti diacronici temporali (la dimensione verticale) si intrecciano a scostamenti sincronici su linee orizzontali in cui domina lo spazio. Come in una ferrovia nei cui scambi è possibile spostarsi sia avanti che lateralmente. Per ricostruire i percorsi il lettore è sempre costretto a muoversi su due dimensioni. Quella del tempo, seguendo l'evolverei degli accadimenti di uno stesso personaggio, e quella dello spazio, quando si muove orizzontalmente e ad un bivio si mette ad "inseguire" una storia altra da quella inizialmente "indagata". Nuove potenzialità L'IPERFILM potenzia enormemente l'ipertesto. Potenzia e supera l'ipertesto perché permette di inserire e governare la variabile tempo in un modo che non trova confronto in nessun prodotto ipertestuale. Questa sua caratteristica può divenire fortemente efficace qualora il multimedia interattivo debba narrare, articolare, argomentare processi più che prodotti o informazioni nel qual caso è fondamentale che le lessie non siano semplici fotografie di argomenti connessi e organizzati da mappe statiche. Non a caso alcuni siti permettono la creazione di mappe dinamiche che si modificano in funzione di differenti focalizzazione del problema. (TheBrain ). Introdurre la variabile tempo nello spazio dell'ipertesto produce un nuovo scostamento dallo spazio della scrittura. La variabile tempo può divenire centrale ad esempio nella produzione di percorsi in cui l'oralità può dialogare/diallettizzare in modo significativo con la scrittura. Se la scrittura con INTERNET e le nuove tecnologie sta conoscendo una nuova primavera, emerge ora sempre più forte l'esigenza di riaprire la contraddizione parlato/scritto. Le nuove tecnologie stanno avendo ad esempio nella didattica un ruolo molto diverso da quello tipico degli audiovisivi negli ultimi trenta anni. Questi venivano considerati dei sussidi, strumenti che facilitavano il percorso didattico. Le nuove tecnologie hanno invece avuto un ruolo più simile a quello che ha avuto la scrittura come tecnologia culturale. Le nuove tecnologie non forniscono alla comunicazione didattica un mezzo per essere più efficace, per dire in modo migliore il suo comunicato Le tecnologie dicono altro: utilizzano un canale differente, (visivo e non uditivo), organizzano in modo diverso temi simili. Intervengono sulla struttura logica e l'organizzazione logica della comunicazione orale si discosta in modo netto da quella scritta. Tra scritto ed orale vi è una separazione, una rottura. La traccia diviene contemporaneamente separazione ed articolazione. Ricreare uno spazio per il tempo, per l'oralità, per la presenza può ricreare nella didattica la rottura costruttiva scritto-orale. L'uso di clip nella produzioni di supporti didattici, articolate su mappe e fruibili contemporaneamente a slide fisse e scritte, fornisce di nuovo alla didattica la diacronia, una nuova diacronia fruibile in modo non sequenziale e non eterodiretto ma reticolare e pluridimensionale.
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