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Un esperimento riuscito
Gino Roncaglia
Ipertesti e strutture narrative: un problema aperto, sul quale molto si è scritto e molto si è discusso. Tradizionalmente, una narrazione propone al lettore una sorta di viaggio guidato dall'autore. Presuppone dunque un autore molto attivo, impegnato a predisporre il percorso della narrazione e le sue tappe, lungo le quali accompagnare il lettore. E presuppone un lettore che non diremmo passivo, ma che deve essere comunque disposto a farsi prendere per mano dalla narrazione stessa, a farsi accompagnare lungo il percorso che l'autore ha preparato per lui. Il Novecento ci ha insegnato che questo percorso può non essere facile, può rinunciare alle rassicuranti unità aristoteliche di tempo, luogo e azione. Ma… è possibile rinunciare all'idea stessa di un percorso, e continuare comunque a parlare di narrazione? La discussione sulla possibilità (e sul senso) della letteratura ipertestuale poggia su questo interrogativo. E si tratta di un interrogativo che, come ben dimostra l'iperfilm Farina St@men presentato da MediaMente (http://www.mediamente.rai.it/iperfilm/iperfilm/index.html), non riguarda solo la letteratura: lo stesso problema di articolazione delle strutture narrative può infatti riguardare un altro genere di narrazione centrale per l'immaginario contemporaneo, la narrazione cinematografica. Alla questione della possibilità di una narrazione ipertestuale non è facile dare una risposta univoca. Gli ipertesti, infatti, non sono tutti uguali: a ben vedere, il tratto comune della non linearità, della possibilità offerta al lettore di scegliere percorsi e itinerari diversi all'interno dei materiali predisposti dall'autore, nasconde una grande varietà di situazioni e possibilità. Vogliamo considerarne insieme qualcuna, usando come esempio proprio l'iperfilm che potete esplorare a partire da queste pagine? In primo luogo, i percorsi narrativi dell'ipertesto (o, nel nostro caso, dell'iperfilm), pur se molteplici, possono comunque essere orientati, con punti di partenza e punti di arrivo magari non univoci ma comunque distinti e distinguibili. Oppure, questa caratteristica di orientamento può mancare del tutto, e una stessa unità narrativa può fungere indifferentemente da inizio e conclusione del percorso di lettura. Farina St@men non è orientato, ma è parzialmente guidato: in ogni snodo, infatti, sono proposti allo spettatore come passi successivi del suo percorso solo alcuni fra i nodi che compongono l'iperfilm (anche se attraverso un box di immissione è comunque possibile raggiungere i nodi che non vengono automaticamente proposti dal sistema). Ancora: l'ipertesto può esplorare attraverso itinerari diversi un singolo mondo possibile, e dunque un universo narrativo coerente. In questo caso, sviluppi diversi della storia esploreranno attraverso punti di vista diversi e in diversi momenti un insieme coerente di azioni e personaggi: gli stessi personaggi non si troveranno a compiere, in due diversi percorsi di lettura, azioni diverse e fra loro incompatibili. Nello scegliere il proprio itinerario, il lettore aprirà - in un ordine che dipenderà almeno in parte dalle sue decisioni - un proprio e personale insieme di 'finestre' sul mondo costruito dall'autore, ma questo mondo resterà comunque lo stesso. Oppure, i diversi percorsi narrativi costruiranno mondi possibili divergenti, nei quali i personaggi agiranno seguendo linee di condotta fra loro incompatibili: l'azione di lettura porterà alla progressiva determinazione di uno fra vari mondi possibili, escludendo gli altri. Farina St@men apre finestre su un mondo possibile coerente: una parte del compito che gli autori sembrano implicitamente assegnare allo spettatore è proprio quello della ricostruzione della storia, a partire dai frammenti via via esplorati. Tuttavia, l'ordine di esplorazione dei nodi dell'iperfilm non è neutrale rispetto alla storia ricostruita: infatti, se viene salvaguardata la coerenza logica dell'universo narrativo, gli elementi connotativi e di valutazione sono influenzati dall'ordine e dal punto di vista dal quale gli avvenimenti sono presentati. La scelta di un modello ipertestuale o dell'altro, le scelte sulla complessità delle ramificazioni, la tipologia delle relazioni istituite fra i nodi… tutti questi fattori finiscono dunque per individuare ipertesti radicalmente diversi: forse, la domanda sulla possibilità e sugli scopi della narrativa ipertestuale - sia essa letteraria, cinematografica o affidata a altri tipi di media e ad altre convenzioni stilistiche (ad esempio quelle proprie di un altro medium che ha un ruolo centrale per lo studio dell'articolazione delle strutture narrative nei media digitali: il videogioco) - dovrebbe trovar riscontro in una pluralità di possibili risposte, collegate alle diverse tipologie di ipertesti possibili. Ma torniamo al nostro iperfilm, e poniamoci l'interrogativo forse centrale dal punto di vista dell'utente: il meccanismo funziona? A mio avviso, in questo caso la risposta può essere positiva: indipendentemente dal particolare percorso di fatto seguito all'interno delle unità visive che compongono l'iperfilm, lo spettatore riesce progressivamente a cogliere uno sviluppo narrativo unitario - anche se la varietà dei percorsi possibili fa sì che la fruizione estetica dell'iperfilm (ma, come si accennava, anche la valutazione e l'interpretazione delle azioni descritte) possa variare da spettatore a spettatore, da lettura a lettura. Nel contempo, la scelta e la costruzione delle unità visive che rappresentano i blocchi costitutivi dell'iperfilm offre un interessante esperimento di scomposizione della narrazione cinematografica in unità semantiche almeno parzialmente autonome. Ma gli autori di Farina St@men hanno dovuto affrontare (e hanno ben affrontato) una serie di problemi che non riguardano solo le strutture ipertestuali e lo sviluppo della narrazione. Hanno dovuto costruire un'interfaccia intuitiva per consentire allo spettatore il passaggio da un nodo all'altro dell'iperfilm, e hanno sapientemente integrato alla componente di narrazione affidata ai brani video anche le indicazioni fornite dalle schede sui personaggi e dai brevi riassunti di inquadramento che accompagnano ogni clip. Il risultato è, credo, interessante, e merita sicuramente attenzione.
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