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Differenze sessuali, Ritratti - Servizio del 12/04/99 

Corpo, nuove tecnologie e stereotipi femminili

di Cristina Lasagni

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Da Orlan alla chirurgia estetica
di Michele Alberico


OrlanChe cosa succede se fra corpo e arte si inserisce un bisturi? Il corpo, da sempre oggetto di rappresentazione da parte degli artisti, per Orlan - nota artista francese che da più di trent’anni lavora sul concetto di identità femminile - diventa la “tela” su cui lavorare. L’artista compie performance molto provocatorie lasciandosi riprendere mentre si sottopone a degli interventi chirurgici, proponendo poi allo spettatore le immagini cruente delle trasformazioni del suo corpo come opere d’arte.

Orlan è la prima artista ad usare la chirurgia estetica - ripresa in diretta via satellite, o in video, o fotografata - come strumento di comunicazione artistica.

Orlan, fino dalle sue prime performance, ha lavorato proprio sui modelliDejeuner sur l’erbe imposti al corpo femminile dal desiderio maschile. Basti pensare al suo rifacimento del famoso “Déjeuner sur l’erbe” di Manet in cui tutti gli uomini sono vestiti e solo la donna è offerta nuda agli occhi di chi guarda. Orlan, in un’opera che riprende la scena del quadro, ribalta la situazione: lei è la sola vestita mentre tutti gli uomini sono nudi, oggetti sessuali offerti agli sguardi. I media sono veicoli molto potenti di stereotipi che riguardano l’immagine femminile e l’identità corporea. L’esempio più banale ci viene dalla Tv: sembra che una donna non possa comparire in video, ed essere proposta come modello estetico, se non risponde a canoni precisi ed uniformanti - le labbra gonfie, gli zigomi alti, seni proprompenti.

Quando Orlan riprende in video le sue operazioni di chirurgia estetica elimina la censura, che nasconde il percorso che una donna deve compiere per corrispondere ad un modello estetico, anzi mostrando l’operazione nel suo svolgersi ne mette in risalto il lato orribile e doloroso e lo fa con una grande carica di ironia eversiva. In una delle ultime operazioni si è fatta collocare sulla fronte le protesi che generalmente servono per rialzare gli zigomi: uno slittamento di qualche centimetro è stato quindi sufficiente per trasformarla da angelo di bellezza a diavolo del dubbio.

“Normalmente vengo considerata un’artista che rappresenta i criteri standard estetici della nostra società, benché questi due bernoccoli diano vita, al contrario, a una specie di lotta furibonda con i nostri attuali standard, e parlano del corpo mutante. Adesso sto lavorando, oltre che sul mio corpo reale, anche con il virtuale. Con un’elaborazione Photoshop digitale, realizzata al computer, ho mescolato la mia immagine con sculture che rappresentano lo strabismo che nella civiltà precolombiana era considerato un canone estetico, un fondamentale criterio di bellezza al punto che ai neonati fin dalla nascita venivano applicate sugli occhi palle di terra o di cera, per far sì che imparassero a storcere lo sguardo. Uso il virtuale per mescolare canoni di bellezza diversi per questo, nell’immagine realizzata con Photoshop si vedono al contempo i miei due bernoccoli e lo strabismo. Per ora ho intrapreso questa ricerca per il mercato precolombiano, perché ho realizzato molte esposizioni nell’America Centrale. Ma in seguito lavorerò anche con l’Africa, l’Asia e l’Egitto, dove si praticava persino la deformazione del cranio. ”

di Cristina Bigongiali

Alcune immagini del lavoro di Orlan sono molto dure e l’artista ne è pienamente consapevole: “Mi dispiace farvi soffrire - ha detto durante un’operazione ripresa in diretta e trasmessa via satellite - ma ricordatevi che io non sto soffrendo, mentre le guardate, soffrirò solo dopo nel riguardarle in video. Ci sono poche immagini che ti forzano a chiudere gli occhi: morte, sofferenza, apertura del corpo, alcuni aspetti della pornografia, per alcuni, per altri la nascita”. Ma sentiamo ancora da Orlan perche lavora su corpo e tecnologia e cosa pensa della chirurgia estetica:

“In realtà non sono contraria alla chirurgia estetica: sono contraria all’uso che se ne fa. C’è oggi una standardizzazione completa, che si tratti di uomini o di donne; quel che cerco di mostrare è che la bellezza può assumere sembianze che non sono considerate belle. Se lei descrive da lontano la mia figura, e dice “è una donna con due bernoccoli sulle tempie”, qualcuno penserà “ma è un mostro!” Ma quando poi mi vede, le cose vanno diversamente. D’altronde, cosa abbastanza divertente, oggi molti giovani stilisti hanno compreso quel che voglio dire, e quelli che hanno sempre lavorato a una certa immagine della donna, dell’amore, della donna perfetta, giovane, magra, bella, eccetera, insomma a una determinata estetica femminile cominciano a ricredersi.

Collezione di W.L.T.Per esempio, c’è un artista molto interessante che si chiama W.L.T., che è stilista, e mi fa continui regali con le sue modelle a cui fa mettere, con prodotti cosmetici, lattice eccetera, gli stessi bitorzoli che ho io; insieme abbiamo realizzato un catalogo per il Museo Boismans, nel quale mi si vede effettivamente con lo stesso naso ma in lattice, e con i miei veri bernoccoli, e intorno a me ci sono modelle tutte con bernoccoli di lattice. Questo però è un po’ strano per me, e mi è difficile accettare l’idea che d’un tratto la moda si impadronisca del mio lavoro, che in verità va contro le mode, e non si prefigge minimamente di lanciare una nuova moda. Vorrei dire a tutti quanti: “Provate a fare quel che vi piace del vostro corpo, nel modo che più vi aggrada, cercando di liberarvi appunto di tutti i diktat che vi vengono imposti, sia dalla pubblicità che dalla moda, dai giornali, dal cinema, dai film, e così via. Io dico, al contrario, fate il contrario, il mio è un invito a deformattarsi”.

Il corpo sembra quindi diventare un nuovo mezzo di comunicazione, una materia da plasmare e una nuova forma di espressione della libertà individuale anche il modificarlo a proprio piacimento.

Le operazioni di chirurgia estetica al centro delle performance di Orlan ci fanno riflettere su come oggi il rapporto fra corpo e tecnologia sembri diventare sempre più stretto. D’altra parte l’ingegneria genetica, le nuove tecnologie mediche endoscopiche, l’impianto di protesi tecnologiche in corpi viventi ci costringono a chiederci se i confini fra ciò che è corporeo e ciò che è tecnologico, fra naturale e artificiale non stiano diventando sempre meno precisi, sempre più sottili.

VirusLa dottoressa Alfano Miglietti, teorica delle mutazioni e direttrice della rivista Virus, si occupa da tempo di quegli artisti che di questi confini labili tra corpo e tecnologia hanno fatto una forma d’arte. Le abbiamo chiesto di commentarci il percorso artistico di Orlan rispetto al tema dell’identità di genere:

Alfano Miglietti“Il problema di Orlan è proprio quello di mettere il famoso dito nella piaga: Orlan non allarga la sua bocca e non gonfia le sue tette, ma si fa due bozzi sulla fronte. Questo passaggio è un passaggio molto importante perché il passaggio è quello di non somigliare ad un canone che vuole che il femminile abbia delle caratteristiche, ma che interpreta e rivede completamente una struttura, sia fisica che mentale. Orlan ha sempre lavorato sul corpo, ha un passato di ‘body artist’. Le prime azioni di Orlan sono fortemente legate ad una denuncia politica, mentre le ultime operazioni di Orlan sono più rivolte ad un universo mediale che guarda più al futuro, che guarda quindi anche ad un corpo che si smaterializza in Rete. Non è un caso appunto che Orlan faccia accedere nelle camere operatorie, dove lei modifica il suo corpo, delle videocamere e spesso vengono trasmesse sia in Internet che via satellite, in diversi luoghi contemporaneamente ai suoi interventi. La cosa che crea molto scandalo, non è tanto la trasformazione corporale, ma il processo con cui vi si arriva. Il materiale che è in esubero dei suoi interventi chirurgici finisce su delle opere di Orlan. Orlan dice che finché avrà un pezzettino di carne o di cellule, sarà disseminato sulle sue opere. Il suo progetto finale è quello di far mummificare il suo corpo per metterlo in un museo, perché il suo lavoro è il suo corpo, la sua mutazione è una mutazione c he non è semplicemente una mutazione genetica o semplicemente una mutazione umana verso un’altra condizione, ma è una trasformazione artistica, è una trasformazione che alla fine tende a dimostrare quanto il concetto di umano può essere manipolato, possa essere sofisticato e può essere agito come qualsiasi altro materiale”.

 

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