INTERVISTA:
Domanda 1
Come cambia attraverso le nuove tecnologie il rapporto tra spazio e tempo?
Risposta
Cambia notevolmente. Noi siamo abituati a un tipo di visione nell'ambito del quale il
tempo ha una prevalenza nei confronti dello spazio, l'idea del progresso è fortemente
selettiva, e in cui la nozione di successione diacronica è quella determinante.
Attraverso le nuove tecnologie si ha un'estensione spaziale che ci permette di avere la
possibilità di confrontarci con culture diverse in tempo immediato; il tempo viene
azzerato nel rapporto con culture che sono molto lontane dalle nostre, con le quali prima
il dialogo era molto difficile. Oggi prevale l'estensione spaziale rispetto alla
selettività temporale. In linguaggio tecnico potremmo dire che è la rivincita del
sincronico sul diacronico.

Domanda 2
Le nuove tecnologie ci danno quasi la possibilità di aumentare i nostri sensi...
Risposta
Si tratta di una seconda rivoluzione copernicana nel senso kantiano del termine. Kant
parlava di rivoluzione copernicana nel senso che la conoscenza è una dimensione in cui la
struttura mentale dell'uomo acquisisce una funzione determinante. Non dobbiamo pensare a
che cos'è il mondo in sé, ma dobbiamo anche rapportarlo alle nostre capacità ricettive.
In che senso oggi siamo in una situazione di questo genere? L'informazione non ci proviene
dal di fuori ma, in un certo senso, è come se noi fossimo calati dentro il mondo
dell'informazione ed è come se questa ci circondasse e agisse come una specie di liquido
amniotico. Noi viviamo in esso e ci immergiamo totalmente con la globalità dei nostri
sensi: con la vista, con il tatto, e probabilmente, in futuro, anche con l'olfatto.

Domanda 3
Un altro aspetto interessante è quello del telelavoro. Come cambia la nozione di lavoro?
Risposta
Esistono validi esperimenti, molto interessanti, a questo proposito. Il luogo specifico in
cui il lavoro si svolge non ha più questa funzione fondamentale, poiché la casa può
diventare il luogo di lavoro. Il luogo, tradizionalmente, è qualche cosa che viene
contraddistinto e connotato attraverso i tipi di attività che vi si svolgono: la casa è
il luogo del riposo e del contatto famigliare, l'ufficio è il luogo del lavoro. Oggi
queste barriere vengono a cadere. La casa può essere contemporaneamente il luogo del
contatto famigliare e del lavoro, l'ufficio può diventare il luogo del lavoro e del pasto
e del contatto comunicativo tra persone diverse. Viene a mancare la distinzione selettiva
tra luoghi in cui si svolgono attività differenti tra loro.

Domanda 4
Lei crede che si corrano dei rischi portando, per esempio, il lavoro nell'ambito
domestico?
Risposta
Si può andare incontro ad una grande confusione, per la quale ciascuno di noi non riesce
a distribuire in maniera organica il proprio tempo e, soprattutto, a separare gli ambiti
della propria vita. La separazione fisica del luogo di lavoro da quello famigliare
permette un distacco necessario per potersi creare spazi affettivi autentici. Oggi, questa
mescolanza fa sì che il distacco debba essere mentale, soprattutto, e chi non è capace
di questo distacco mentale rischia di portarsi in casa tutti i problemi che riguardano il
lavoro e le questioni che sono connesse ad esso.

Domanda 5
La Telecom sta aprendo dei centri in cui sono installati uffici attrezzati con le moderne
tecnologie, affittandole a terzi, come le sale per le video conferenze. Queste stanze sono
utilizzate dalle aziende che non hanno spazio per ospitare i loro dipendenti, oppure da
liberi professionisti. Ciò cosa comporta?
Risposta
Tutte le nuove tecnologie comportano dei rischi e delle opportunità. Certamente, questa
nuova dimensione, questa vita in uno spazio virtuale, presenta dei rischi. Preferirei, da
questo punto di vista, sottolineare le opportunità che le nuove tecnologie comportano.
Pensiamo al fatto che le nostre città oggi non hanno più spazi aggreganti, le piazze, i
viali, in cui avveniva la comunicazione e lo scambio sociale, in cui si formava la
comunità urbana. Gli spazi di cui Lei parla possono favorire il costituirsi di comunità,
sono luoghi virtuali che possono favorire la comunicazione sociale.
Alcuni di questi rischi, è da sottolineare, sono determinati dal fatto che si verifica
una grande mescolanza di attività diverse nello stesso luogo. Il luogo diventa un
concentrato di funzioni diverse. Non c'è più quella distinzione tradizionale tra luogo
di lavoro e luogo delle relazioni familiari. Questo è certamente un rischio. Preferirei,
però, porre l'accento sulle opportunità che questa nuova dimensione può offrire.
Pensiamo al fatto che le città della fine dell'Ottocento o dell'inizio del Novecento
avevano dei luoghi, le piazze, i porticati, che erano adibite e finalizzate allo scambio
sociale, all'incontro, e favorivano la costruzione di una comunità sociale. Oggi, nelle
nostre città spazi di questo genere vengono a mancare: le piazze sono sempre più
intasate dalle macchine, certamente non sono luoghi di incontro e di scambio
inter-individuale. Da questo punto di vista le piazze virtuali, come quella che si sta
pensando di costituire a Napoli, sono luoghi, che per quanto virtuali, possono favorire
l'incontro, lo scambio, il costituirsi di esperienze in comune, e, quindi, possono segnare
una inversione di tendenza rispetto al progressivo venir meno del tessuto sociale.

Domanda 6
La tecnologia è anche utilizzata e sperimentata nel campo della tele-educazione...
Risposta
A Cagliari il liceo Alberti, grazie al rapporto con il CRS4, è riuscito a entrare tra i
primi in modo efficace, interattivo, da protagonista e non da semplice fruitore passivo,
nel campo della multimedialità, ed è riuscito ad intrecciare relazioni molto forti con
licei che si trovavano in tutte le parti d'Europa. Questo è successo a Cagliari, ma
pensiamo a ragazzini di un piccolo paese sperduto che generalmente soffrono della mancanza
di contatti con esperienze più vive o con realtà urbane: l'uso a fini didattici delle
reti collegate con la multimedialità può rompere queste barriere spaziali e può mettere
i ragazzini che vivono anche nelle condizioni più periferiche in contatto interattivo e
di partecipazione al medesimo progetto didattico con ragazzi che vivono in realtà più
stimolanti. Inoltre, dobbiamo tenere presente anche la possibilità di accesso immediata a
qualunque tipo di archivio, che, in qualche modo, fa da efficace antidoto alla povertà
delle biblioteche, alla povertà della comunicazione e degli scambi.

Domanda 7
Lei crede che in futuro le tecnologie possono accrescere il problema della differenza
socio-culturale?
Risposta
Certamente questo rischio esiste; l'analfabetismo di carattere informatico produrrà le
stesse fratture che sono state determinate in passato dalle tecnologie di allora. Il libro
a stampa ha determinato una frattura per la quale coloro che erano depositari del sapere,
nel senso che lo possedevano naturalmente e lo trasmettevano - gli amanuensi, i frati nei
conventi -, sono stati immediatamente spazzati via e sostituiti da una molteplicità di
centri che usavano tecniche diverse. Oggi sta avvenendo su scala ancora maggiore lo stesso
tipo di processo: per chi non sarà in possesso di questa forma di alfabetizzazione sarà
sempre più difficile accedere al sapere che progredisce, a quello che si sviluppa in modo
sempre più ritmato e veloce.

Domanda 8
La comunicazione elettronica e la connessione in rete rafforzano la dimensione locale o
quella globale?
Risposta
A mio parere rafforzano entrambe; non a caso oggi si parla di piattaforme locali, perché
da una parte c'è la proiezione nello spazio della globalizzazione, le reti permettono il
contatto con qualunque parte del mondo in tempo reale azzerando l'importanza della
distanza; dall'altra - il caso del telelavoro e della teledidattica è emblematico-
rafforzano l'importanza dei contenuti minimi. La casa può diventare luogo di lavoro, il
proprio contesto abituale di riferimento può entrare nella rete se avrà capacità e
prestazioni adeguate a farsi ascoltare all'interno dei fruitori della rete. La
caratteristica fondamentale della rete è quella di combinare l'estensione globale con la
valorizzazione delle componenti anche più piccole. Per questo si parla di
glo-calizzazione: la rete è la capacità di combinare il globale con il locale.

Domanda 9
A Suo avviso il rapporto con la tecnologia può cambiare se ad usare la tecnologia è una
donna o un uomo?
Risposta
Questa è una domanda estremamente interessante perché oggi c'è una valorizzazione da
parte delle neuroscienze del valore cognitivo della componente emotiva. Si mette in
risalto, negli studi sul cervello, - penso a quelli di Damasio per esempio- in che modo la
capacità di analizzare sia una componente puramente razionale e la capacità di prendere
decisioni sia fortemente legata alla componente emotiva. Da questo punto di vista il
passaggio dalla componente analitica, puramente razionale, di calcolo, alla capacità di
utilizzare in modo creativo le nuove tecnologie legandole a decisioni anche in contesti
nuovi, richiede una forte componente emotiva ed istintuale, che, tradizionalmente, viene
riconosciuta essere più presente nel cervello femminile che non in quello maschile. Da
questo punto di vista penso che il contributo delle donne, proprio per questo legame più
stretto e specifico con la dimensione emotiva in rapporto alle nuove tecnologie, possa
essere estremamente importante.

Domanda 10
A Suo avviso, qual è la metafora che potrebbe riassumere di più il significato della
rete?
Risposta
La 'rete' è una metafora autoesplicativa, con l'immissione di queste nuove tecnologie è
cambiato anche il paradigma esplicativo della conoscenza; dal paradigma ad albero, fondato
sull'idea di radice, e quindi di base, di fondamento, che poi si sviluppava in verticale -
pensiamo a tutta l'importanza che avuto nella matematica, nella fisica, dall'inizio del
secolo fino agli anni '50 il problema dei fondamenti, il problema delle basi- si è
arrivati al paradigma a rete attraverso cui la conoscenza si profonde. Oggi la metafora
esplicativa della conoscenza è la rete, in cui non esiste una base, non esiste un centro,
ma in cui importanti sono certamente i nodi della rete e ancor più importanti sono le
maglie, i link, le interconnessioni tra questi nodi. E quanto più la rete è fitta, tanto
più è efficace. Quindi diciamo che la stessa rete è diventata una nuova metafora
esplicativa del proprio sapere, sostituendo la metafora dell'albero.

Domanda 11
Parlando del rapporto tra corpo umano e conoscenza digitale, che tipo di lacerazioni vive
l'uomo contemporaneo nel confronto tra al dimensione reale e quella virtuale?
Risposta
La questione, estremamente importante, riguarda l'identità. E' stato svolto uno studio su
quello che succedeva nei siti che rendevano possibile l'accesso a cinque persone diverse.
Molto spesso si è scoperto che la stessa persona si appropriava delle cinque possibilità
d'accesso con identità differenti! La rete è colma di identità multiple, di persone che
si presentano con identità differenti, mascherando il loro sesso, la loro età,
mascherando la loro provenienza culturale. Si hanno sempre di più, in rete, identità
ibride. Uno dei problemi che ci si pone è questo: per coloro che sono abituato ad
autopresentarsi nelle reti per lassi di tempo sempre più lunghi con queste identità
multiple, che retroazione può avere tale processo sulla loro identità? Che percezione si
ha di se stessi nel momento in cui ci si abitua sempre di più a presentarsi con identità
multiple? Nella rete ci si può presentare con una identità virtuale, e l'identità
virtuale non necessariamente corrisponde all'identità reale. Il problema che comincia a
stimolare l'attenzione degli psicologi è questo: che rapporto sussiste tra l'identità
virtuale con la quale uno si presenta nella rete e la propria, effettiva identità reale?
Nell'ipotesi più felice può venir fuori una fecondazione reciproca tra l'identità
virtuale e quella reale, può venir fuori una identità ibrida creativa che ha molte
facce, e che, quindi, riesce anche ad avere molte disponibilità. Nell'ipotesi peggiore
possono venir fuori casi di schizofrenia.

Domanda 12
Il Telefono Azzurro ha deciso, assieme all'Università di Bologna, di monitorare la rete e
controllare i siti che potrebbero produrre effetti nocivi sui bambini. Internet e il
computer, però, sono anche mezzi utili per l'educazione. Lei ha seguito diversi progetti
di tele educazione anche nelle scuole: cosa pensa di questo problema?
Risposta
La dimensione ludica, la stimolazione delle capacità percettive, la valorizzazione di
queste capacità percettive è estremamente importante dal punto di vista educativo. Non
dimentichiamo che la scuola italiana è tradizionalmente, nell'espressione forte 'a bella
posta', una scuola di focomelici, nel senso che abitua a stimolare il cervello le
capacità di calcolo, ma non abitua e non educa al saper fare, alla manualità, e anche
all'arricchimento delle percezioni. Da questo punto di vista, il computer rappresenta una
nuova sfida perché certamente valorizza, intensifica e stimola tutto lo spettro delle
percezioni: vista, udito, tatto, olfatto. Questo è un aspetto estremamente importante.
Naturalmente sarebbe molto pericoloso se questa diventasse una dimensione esclusiva; il
computer ci da una grande opportunità di stabilire un'alleanza tra corpo e mente, tra
capacità di percezione e tra capacità di ragionamento, tra linguaggi del corpo e
linguaggi della mente; però, come in tutti i casi, se l'attenzione del bambino viene
catturata esclusivamente dai linguaggi del corpo, se l'interesse per lo stimolo percettivo
diventa esclusivo, si verificherebbero danni irreparabili, e se ci riferiamo alla teoria
piagettiana degli stadi, quest'ultimo sarebbe irrecuperabile, perché certe capacità di
sviluppo relative allo stadio non sarebbero più recuperabili successivamente.

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