Lunedi' 26 marzo 2001


E' giusto sviluppare la ricerca per la clonazione umana?
di Franco "Bifo" Berardi

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Il fascino ambiguo del doppio

L'articolo di Bifo denuncia molte inquietudini e la gran confusione che regna sulla questione. Allo stato attuale del dibattito, almeno nel nostro paese, sembra che l'unica scelta possibile sia fra l'oscurantismo luddista di matrice cattolica o ambientalista da una parte, e l'interesse della grande industria del biotech - in massima parte fatto più di equilibrismi del mercato azionario che di applicazioni reali - con cui dovremmo fare causa comune in nome della libertà di ricerca.
Sull'argomento della "libertà di ricerca" mi rifarei direttamente alle riflessioni, tutt'oggi insuperate, che risalgono agli anni '70 e al dibattito sul nucleare, sulla non neutralità della scienza. Quando si argomenta sul biotech oggi, dal punto di vista epistemologico, sembra di essere tornati dritti agli anni '50. Accantonerei anche la domanda principe posta da Bifo, "perché, in quanto non credenti, dovremmo essere contrari alla clonazione?" domanda a cui mi sento di rispondere con un'altra domanda, semplicemente perché credo che, con il termine clonazione, ognuno intenda una cosa diversa: che cos'è la clonazione?

Bambini su misura
Al di la' del fatto di quanto sia immorale e sostanzialmente inutile ipotizzare di condurre questi esperimenti sugli esseri umani - un po' quello che faceva Mengele con i gemelli - l'idea a monte della cosiddetta clonazione è, a mio parere, molto pericolosa.
Analizzare la seduzione esercitata dalla fantasia della clonazione richiederebbe libri interi. Ma se il narcisismo e la voglia d'immortalità sono al centro della scena, sono molte le ombre che si muovono ai margini. Una di queste è indubbiamente l'eugenetica, ovvero il progetto di selezionare gli uomini così come si selezionano gli animali da allevamento - con scarsi risultati, visti gli ultimi guai della zootecnia. Ma prendiamo uno degli esempi meno narcisisti che ci vengono in mente: due genitori che hanno perso un bambino che vogliono clonarlo o perché non possono avere altri figli o perché gli viene venduta la possibilità di riavere "proprio lui".
In questa drammatica situazione facciamo un esperimento mentale: immaginiamo una coppia di genitori che ha perso un bambino per un cancro precoce, e lo rivuole indietro. Lasciamo perdere il fatto che sappiamo che non sarà mai lo stesso. Chi crede nel dogma del Dna è convinto che i geni trasferiti nel nucleo gli daranno una copia identica del bambino. Ma insieme a questa fede crederà che sia iscritta nei geni anche la sua morte precoce. E allora? E' ovvio che, per non ripetere il dramma all'infinito, la coppia vorrà un clone del bambino morto salvo i geni che l'hanno prematuramente ucciso. Immaginiamo un altro caso, quello dei genitori gay che vogliono ottenere un figlio attraverso la clonazione. Ma il dogma del Dna stabilisce che perfino le preferenze sessuali siano determinate dai geni. Allora? Alcuni avvocati che si occupano dei diritti civili vedono già in un futuro prossimo il rischio che, una volta individuati, gli embrioni gay vengano "terminati" perché non si vuole sottoporre il proprio figliolo alla discriminazione sessuale. Cosa faranno i gay? Sceglieranno di produrre solo bambini gay attraverso la clonazione oppure - per evitare al figlio di soffrire ciò che loro hanno sofferto - sceglieranno solo gli "embrioni etero"?
Sia chiaro, stiamo parlando di fantascienza. Per chi non è affetto dalla "genomania" la clonazione è una pura fantasia, figuriamoci il gene dell'omosessualità e relativi test per individuarlo. Ma, innegabilmente, la genomania ha un mercato, ed è un mercato che tira, basti pensare alle banche dello sperma che smerciano dei super-geni ai futuri genitori. E questa in alcuni paesi è realtà, non fantascienza. Ma gli esempi servono a chiarire qual è la vera posta in gioco: far passare l'idea che progettare dei bambini su misura non sia poi così mostruoso, né socialmente pericoloso. E far emergere questo bisogno dagli ambienti più disparati, per renderlo fonte di profitto.
La vecchia idea dell'eugenetica si riaffaccia qui spogliata del suo aspetto più terrificante, quello di un grande fratello pronto a sfornare cittadini geneticamente determinati al loro ruolo sociale, e viene rilanciata sotto le seducenti vesti del mercato. La possibilità di decidere come saranno i miei figli e di comprare i loro geni. L'estrema libertà di comprare il futuro della specie. Naturalmente è una fregatura - come siamo abituati a considerare ogni promessa degli spot pubblicitari che c'inondano quotidianamente - ma il target - genitori disperati, malati allo stato terminale - la rende una pubblicità feroce, così come l'idea che viene trasmessa.

Venditori di cloni
Altra confusione che viene regolarmente alimentata a scopi promozionali, è l'uso terapeutico della clonazione, ovvero clonare per avere organi di ricambio. Ora, clonare un intero individuo a questo scopo è abbastanza inutile semplicemente perché devo aspettare vent'anni per poter utilizzare i suoi organi. Tenere una copia di se stessi, a parte l'obbrobrio morale, è molto più costoso che tutta una serie di altre possibilità terapeutiche. Quando si parla di impieghi terapeutici - a scopo di trapianti - dei cloni - si sta discutendo esclusivamente di cellule staminali, ovvero cellule non completamente differenziate che potrebbero essere utilizzare per sostituire i tessuti danneggiati. Un'ipotesi innovativa, e un promettente filone di ricerca.
Non a caso i "clonatori selvaggi" come Severino Antinori, il ginecologo che ha recentemente annunciato al mondo di essere pronto per il primo clone - ma se era davvero pronto, perché rendere pubbliche le sue intenzioni e, subito dopo, annunciare il silenzio stampa? Non sarà perché ha appena fondato negli Stati Uniti una società, prontamente quotata in borsa? - cercano di salire sulla barca della ricerca sulle cellule staminali per conseguire un minimo di rispettabilità scientifica, colo rischio di farla colare a picco. Chi cerca di isolare le cellule staminali adatte a riparare i tessuti danneggiati incontra problemi simili a quelli comportati dalla clonazione, prima fra tutte la difficoltà di riportare a uno stadio totipotente le cellule già differenziate. Si tratta di un filone di ricerca promettente nel quale si cominciano a intravedere dei risultati concreti, per esempio nei trapianti delle cellule della pelle. Ma anche qui ci sono problemi di ordine etico, sociale ed economico che vanno affrontati e discussi apertamente, anche se certamente non sono allo stesso livello dei problemi sollevati dalla clonazione umana.
Quella sulle cellule staminali, però, è una ricerca scientifica condotta da ricercatori che fanno parte di un circuito accademico internazionale mentre i compari di Antinori non hanno mai fatto ricerca e, dalle dichiarazioni, viene fatto di pensare che non sappiano bene cosa significhi. In realtà la maggior parte dei fautori della clonazione umana sono ginecologi specializzati nelle tecniche di fecondazione artificiale che, come Antinori, sostengono di voler solo aiutare delle coppie disperate, per la maggior parte genitori desiderosi di "ricreare" un figlio prematuramente scomparso. Ma siccome anche la scienza, come la politica, a volte costringe a "strani compagni di letto", ecco che nella schiera degli attivisti pro-clonazione ci si trova addirittura una setta, i Raeliani, che sostengono che gli esseri umani stessi sono stati clonati da scienziati alieni. A parte le loro deliranti teorie religioso-scientifiche, pare che i Raeliani abbiano i soldi e i mezzi - come le donatrici di ovuli e le prestatrici d'utero - necessari a compiere l'impresa.
Quanto tali farneticazioni siano prese sul serio lo dimostra la dichiarazione del 21 febbraio scorso, resa dal ministro della Scienza giapponese, Takashi Sasagawa, sulla necessità di estendere la proibizione di clonare esseri umani anche agli scienziati giapponesi che lavorano all'estero. Secondo la legge giapponese chi tenta la clonazione umana in patria rischia fino a dieci anni di carcere ma all'estero può fare quello che vuole. Quando si è saputo che al progetto di clonazione gestito dagli scienziati italiani e statunitensi, per il quale c'è una coppia giapponese in lista d'attesa, lavorano anche alcuni ricercatori giapponesi, Sasagawa ha proposto di "riformare immediatamente la legge sulla clonazione perché vengano puniti anche coloro che la violano fuori dal paese".
Anche il ritratto del movimento pro-clonazione che viene fuori dall'inchiesta della rivista Time, è a dir poco allarmante. Diffuso e ben ramificato, il movimento sostenuto soprattutto dalle coppie sterili e da quei genitori che, avendo perso un figlio, tentano di rimpiazzarlo, trova un sostegno inaspettato anche da parte dei forti movimenti omosessuali dei paesi anglosassoni, Stati Uniti e Australia in testa, che stanno facendo della clonazione una bandiera di rivendicazione politica e sociale. Il punto è che, anche se la clonazione non viene - e probabilmente non verrà mai - praticata, i possibili clienti sono già abbastanza per mettere in piedi il business della conservazione delle cellule umane, in previsione del momento in cui non sarà più proibita e diverrà tecnicamente possibile. La Canine Cryobank di San Marcos, in California, la Alcor Life Extension Foundation in Arizona, e la Southern Cross Genetics australiana sono tutte specializzate nella "conservazione a lungo termine dei campioni di DNA". Costo dai 5 ai 100 milioni di lire, a seconda della compagnia. Naturalmente questo non vuol dire che la clonazione sia a portata di mano, così come il giro di soldi dei Raeliani non prova che gli umani siano stati davvero clonati dagli alieni. Significa solo che queste società sanno vendere il loro prodotto, un'abile cocktail promozionale di tecnologia, simbolismi e tragedie personali. La quotazione in borsa, poi, fa il resto.



Sabrina Morandi