Ipertesti? Nuove forme di apprendimento
Multimedialità e scrittura creativa come
parte costitutiva dei processi di apprendimento. Intervista a
Massimo Riva
Cos'è un ipertesto?
Fino a pochi anni fa l'ipertesto era praticamente equivalente
di testo elettronico, con l'evoluzione di strumenti di software
e autoriali. Con l'andare del tempo la definizione di ipertesto
è andata complicandosi e dalla produzione di brani di testi
collegati da link dinamici si è passati ad una definizione più
complessa che comprende il trattamento delle immagini e
l'integrazione con altri media. Da nozione di un ipertesto
basata sul concetto di testualità dinamica si è giunti ad una
nozione di 'ipermedia' basata appunto sulla dinamicità di un
testo complesso che comprende anche immagini e altri media.
L'ipertesto e l'ipermedia si offrono come strumenti in
grado di adattarsi, meglio di altri, al processo creativo?
Di recente si è tenuto alla Brown University un convegno
sulla letteratura del XXI secolo, cui hanno partecipato autori
di ipertesti quali Michael Joice e altri ancora. Uno dei temi
centrali emersi nel corso del convegno era quello
dell'evoluzione degli strumenti di autore, nel senso di
strumenti tecnologici al servizio di un nuovo concetto di
autore-narratore capace di forgiarsi sui nuovi strumenti e di
stare al passo con le proprie esigenze espressive. Un problema
centrale è la mancanza di strumenti adeguati, di ipermedia
creativi. La standardizzazione di tali strumenti rischia da una
parte di favorire la diffusione di massa di un autore di
ipertesti intesa come la capacità di produrre testi
intelligenti, di scrivere elettronicamente in un modo arricchito
rispetto alla produzione di testi a stampa. Dall'altra parte
rischia di livellare le possibilità creative. Un antidoto
potrebbe consistere nel fare degli autori di ipertesti
innanzitutto dei creatori di strumenti, capaci di foggiarsi i
propri strumenti ipertestuali adeguati alle esigenze
individuali.
Se l'autore di un ipertesto deve imparare da un lato a
ridefinire il suo linguaggio, dall'altro questo comporta una
ridefinizione del suo ruolo in rapporto al lettore?
Si, certamente. Nella sperimentazione concreta della
produzione di ipertesti emerge costantemente un processo di
rielaborazione creativa di quello che viene letto e di quello
che si apprende. In questo processo di rielaborazione continua i
prodotti sono molto spesso di tipo collettivo, di scrittura
collettiva. L'ipertesto è uno strumento che non solo facilita
la 'collettivizzazione' dell'autore ma conduce ad un suo uso
creativo. Nello stesso tempo l'ipertesto indebolisce la
possibilità di controllo sul testo tradizionalmente incorporate
nella funzione del docente, nella funzione se vogliamo anche
dell'autore con la 'a' maiuscola.
Uno dei miei corsi, per esempio, verte sull'opera di Italo
Calvino, ma noi leggiamo la sua opera non tanto nel tentativo di
comprenderla o decifrarla quanto nel tentativo di interpretarla
come un progetto di letteratura ancora da inventare, un progetto
che prolunghi le idee di Calvino sull'iper-romanzo e che
anticipano delle potenzialità ancora inespresse della scrittura
creativa.
Quali strumenti offre l'ipermedialità rispetto ai
classici ipertesti?
La prima generazione di ipertesti dava l'impressione che
fossero strumenti o, comunque, testi che conferivano potere al
lettore attivando in egli un livello di analisi e
interpretazione testuale non esperito ma già presente. Questa
possibilità è già presente, in fondo, nella definizione di
opera aperta data da Umberto Eco negli anni sessanta e che
successivamente viene a realizzarsi in certi ipertesti della
fine degli anni ottanta. In quel contesto si parla però sempre
di ipertesti di autore, ipertesti legati soprattutto a ad una
prima fase di sperimentazione. Nel contesto della nostra epoca,
di stampo 'post-testuale', diventa sempre più importante
ricorrere all'esperienza accumulata in forme di espressione
diverse. La polverizzazione di un unico canale di produzione
testuale nell'integrazione tra più canali espressivi
gradatamente muta l'idea stessa di 'autorità testuale' che si
basava sulla veicolazione del contenuto in precise modalità di
registro stilistico.
Come cambia, invece, il rapporto tra autore e scrittore?
In questa serie di trasformazioni la liberta del lettore è
commensurabile alla liberta dell'autore. In altre parole è
l'autore a decidere quale liberta lasciare al lettore a seconda
dei percorsi ipertestuali che traccia. Nella Rete, ovviamente,
si sviluppano forme di ipertesti sempre più orientati verso una
scomparsa dell'autore in quanto tale, e questa tendenza
rappresenta il prossimo futuro prossimo futuro della creatività
in Rete, un futuro altamente in discussione in questo momento.
Come si articola il problema della libertà del lettore
con la creatività e la disponibilità di nuovi mezzi
tecnologici?
Gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione
condizionano radicalmente la nostra possibilità di produrre un
certo tipo di storie. Un esempio: sono già presenti i browser
intelligenti che personalizzano l'accesso all'informazione
consentendo di proiettare in Rete una immagine particolare di
noi stessi. Tali broswer da una parte implicano un aumento di
libertà nella misura in cui permettono una destrutturazione del
controllo centralizzato dell'informazione e della conoscenza.
Dall'altra limitano, proprio per la loro stessa natura, la
possibilità di scegliere e limitano la fantasia degli utenti.
Lo stesso si può dire degli strumenti di progettazione
ipertestuale. Essi permettono di produrre immagini o testi ma di
solito presentano dei limiti che possono condizionare in
negativo il tipo di produzione originale che chi se ne serve.
Ipertesto e didattica: che differenze ci sono tra lo
sviluppo di metodologie didattiche ipertestuali tra Usa e
Italia?
Dell'Italia conosco purtroppo poco. Credo che le cose più
interessanti si svolgano non tanto a livello di università,
quanto a livello di istituti secondari. Di recente sono entrato
in contatto con un gruppo di studenti delle superiori, di
Bologna, ed ho avuto con loro delle conversazioni molto
stimolanti. Però ritengo che in Italia ci sia una percentuale
di alfabetizzazione informatica più bassa che negli Stati
Uniti. In America lavoro con studenti già alfabetizzati, con
alle spalle un tipo di formazione interamente segnata dall'uso
di strumenti elettronici. In questo particolare contesto la
forma e il passaggio verso una fase creativa di elaborazione del
sapere diventa un elemento determinante. Le nuove generazioni di
studenti americani sono molto più creative e la loro
creatività è fondata anche sull'uso di nuovi strumenti
tecnologici. Ad esempio, i miei studenti non producono più
degli elaborati scritti ma nel 98% dei casi questi studenti
producono dei veri e propri progetti multimediali per discipline
che vanno dalla letteratura alla storia del cinema,
all'apprendimento della lingua.
La multimedialità e la scrittura elettronica, in forma
allargata, diventano parte costitutiva dei processi di
apprendimento, del modo di esprimersi degli studenti, del loro
modo di assimilare cultura, del loro modo di restituirla
all'ambiente che li circonda e di interagire con esso.
Biografia di Massimo Riva
Nato a Vercelli nel 1953, Massimo Riva ha studiato
filosofia a Napoli e Firenze, laureandosi con una tesi su
Loewith e Nietzsche. Nel 1986 ha conseguito un dottorato in
letteratura italiana e comparata con una tesi sulla malinconia
(poi divenuta 'Saturno e le Grazie. Malinconici e ipocondriaci
nella letteratura italiana del Settecento', libro pubblicato da
Sellerio nel 1992), presso la Rutgers University (USA).
Si occupa di narrativa e studia l'articolazione
dell'intreccio tra forme del narrare e nuove tecnologie. Unisce
un interesse storico per il tardo medioevo, come epoca di
"transizione" verso un nuovo millennio, al suo
interesse di fondo su come la nostra cultura post-umanistica si
basi sempre piu' su inedite forme del comunicare (e investigare)
narrando.
Ha insegnato in varie universita' tra cui Sydney
(Australia), Colorado, Northwestern (Chicago), Massachusetts.
Dal 1991 insegna alla Brown University, dove dirige due progetti
web: il Decameron
Web (assieme a Michael Papio) e il Progetto Pico (con Pier
Cesare Bori dell'Università di Bologna). Con gli studenti della
Brown University sta avviando un laboratorio o, "esploratorio",
come lo definisce lui stesso, sulla narrativa online, a partire
da una lettura ipertestuale di Calvino ed Eco. La Yale
University Press pubblichera' presto una raccolta di narratori
italiani contemporanei da lui curata.
|