Il cervello non e' la mente
Lo stadio attuale della ricerca sul
funzionamento del cervello. Ostacoli e speranze raccontati da
Gerald Edelman.
"Mi
interessano le zone d'ombra. Quando mi convinco di aver capito
qualcosa a grandi linee, il che è il massimo che si possa fare,
allora mi piace spostarmi verso altre aree d'oscurità."
Così, il premio Nobel per la embriologia molecolare, Gerald
Edelman, motiva il suo spostamento di interessi dall'immunologia
e alla chimica ad un campo ancora denso di incognite qual è
quello inerente allo studio dei processi cerebrali. Attraverso
il suo approccio neurodarwinista, Edelman ribadisce l'autonomia
del cervello rispetto alla mente, nonché la sua irriducibilità
a modelli computazionali e ad approcci, come quello
connettivista, che ne sacrificherebbero proprio le modalità di
funzionamento più peculiari.
Come funziona il cervello? In che direzione si muove la
ricerca in questo ambito?
Per rispondere alla sua domanda non possiamo che ripeterla e
riproporcela. Ci piacerebbe sapere come funziona il cervello, ma
ancora non abbiamo informazioni soddisfacenti su quest'organo,
come invece ne abbiamo in riguardo ad altre parti del corpo. Uno
dei metodi seguiti dalla ricerca è di suddividere questo grande
interrogativo in una serie di problemi minori, perché è
evidente che in ogni caso non ci sarà una risposta unica e
semplice. Perciò l'obiettivo della neurologia è cercare di
ricostruire il funzionamento del cervello relativamente a
percezione, sensazione, visione, sentimento, tatto, odorato,
memoria, e infine anche in riguardo alla comprensione del
linguaggio. Tutti questi aspetti, benché distinti e separati,
sono connessi l'uno all'altro. Non si può capire adeguatamente
la natura del linguaggio senza sapere cosa siano la percezione e
la memoria.
Il campo è ora aperto a profonde trasformazioni tecniche.
Per la prima volta siamo in grado di svolgere indagini a tutti i
livelli organizzativi del sistema nervoso. Dal punto di vista
metodologico, possiamo analizzare qualunque cosa, dalle molecole
fino ai modelli di comportamento, e ciò consentirà, in ultima
analisi, di collegare la psicologia alla biologia. Questa
ritengo che sia la direzione che gli studi prenderanno in
futuro, fermo restando che possono sempre esserci sorprese.
Qual è, attualmente, l'ostacolo maggiore nella ricerca?
Non saprei identificare un singolo grande ostacolo. Posso
solo dire che esistono alcune questioni molto complesse che non
abbiamo ancora risolto. Una di esse riguarda la neuroanatomia,
che rappresenta di per sé l'argomento più importante e
necessario per comprendere il cervello. Il cervello è
strutturato secondo una tipica configurazione di modalità, ma
al contempo è un pezzo unico, e non ce ne sono due
perfettamente uguali. E' un organo in costante trasformazione.
In questo preciso istante i suoi neuroni si stanno trasformando,
e così i miei. Dobbiamo pertanto guardare al cervello nel
quadro di un costante processo di sviluppo, dall'infanzia
all'età adulta, fino alla vecchiaia. I cambiamenti sono
continui.
Che tipo di obiettivi si possono allora prefiggere gli
scienziati?
Uno degli obiettivi che ci prefiggiamo è, di conseguenza,
arrivare a comprendere la geometria di ciascun fascio di nervi.
Ed è un compito estremamente arduo, basti pensare che i nervi
sono collegati fra loro da 10.000 sinapsi: è come prendere
tutti gli alberi di una foresta e ammucchiarli insieme in un
enorme groviglio. Noi non sappiamo esattamente quale sia il
significato di questo groviglio, e non abbiamo ancora metodi
efficaci a indagarne la struttura, ma credo sia di estrema
importanza riuscirci. Dobbiamo sempre ricordare che il groviglio
non è statico. Al contrario è sempre in movimento. Non
disponiamo ancora di strumenti che ci raccontino come questo
avvenga; come pure non siamo in grado di osservare il
comportamento di un animale a tutti i livelli di organizzazione
contemporaneamente.
Quali sono i risultati che la neurologia del futuro potrà
conseguire?
Benché si tratti di un compito assai arduo, la neurologia
del futuro potrà essere in grado di analizzare il flusso di
elettricità all'interno del mio cervello, di controllare le
reazioni chimiche, di accedere a una cellula particolare e
osservare quel che le succede, di collegare tutto questo a un
movimento della mia mano, e di prendere nota di tutti questi
diversi livelli di controllo, per arrivare fino ai singoli geni.
Alcuni ricercatori del mio istituto, ad esempio, stanno
studiando cosa accade ai geni di un animale quando questi si
addormenta e poi quando si sveglia. A quanto sembra, quando
l'animale è sveglio i geni si attivano, e quando dorme si
disattivano. Alcuni hanno compiti del tutto specifici, ad
esempio l'apprendimento in stato di veglia: quando si dorme,
questi geni smettono di funzionare, ed è evidente che questo
dipende dal fatto che in stato di sonno non si apprende
granché. Tutt'al più ci può essere un ripasso dei propri
ricordi, ma non si impara nulla di nuovo. Perciò non serve a
nulla mettere il registratore sotto il cuscino.
Che cos'è il neuro-darwinismo?
Il neuro-darwinismo è solo un'etichetta e una metafora per
indicare l'idea centrale della biologia, ossia il concetto di
popolazione, che venne introdotto da Charles Darwin, e
rappresenta con tutta probabilità la nozione più importante di
tutta la storia della biologia. Secondo questa concezione, il
mondo esterno non dà al corpo istruzioni perché sia fatto in
un determinato modo, abbia una certa forma, o perché una specie
si evolva in una certa direzione, come in base a una formula
scritta. Al contrario, diversi individui, in modo del tutto
indipendente, sviluppano profonde differenze nella loro
struttura, così da formare una popolazione, ossia un insieme di
individui non identici, ma differenziati. Per effetto della
struttura di questa popolazione, quando si verificano
determinati eventi nell'ambiente, alcuni individui sono in media
più capaci di adattarsi, e per questo hanno una progenie più
numerosa. Di conseguenza, i loro geni, attraverso la progenie,
tendono a sopravvivere più a lungo dei geni di individui
incapaci di adattarsi.
Questo stesso concetto può venire esteso al sistema
immunitario nel quale esistono cellule che producono anticorpi
senza ricevere istruzioni dal mondo esterno; poi arrivano
molecole estranee, e scelgono quelli più adatti alla loro
conformazione. Ovviamente, occorre avere una grande varietà di
anticorpi perché il sistema funzioni. Lo stesso dicasi per il
cervello. Dal momento che ogni cervello differisce nei dettagli
da qualunque altro, ed ha una sua storia personale, si può
pensare che le cellule nervose e le rispettive proprietà
vengano selezionate in questa maniera darwiniana: alcune sono
più adatte di altre, funzionano meglio. Questo viene chiamato
neurodarwinismo.
Quali sono i limiti del modello computazionale ?
Secondo la mia scuola di pensiero, tali limiti sono
sfortunatamente così angusti che quella del calcolatore si
rivela una metafora del tutto inutile. Non credo ci sia alcun
elemento che dimostri la somiglianza fra il cervello e un
calcolatore elettronico. In un calcolatore è indispensabile la
precisione, cosa che invece manca nel cervello, dove ciascun
dettaglio è variabile. Secondo il neurodarwinismo la forza del
cervello sta proprio nella variazione. In secondo luogo, se un
computer potesse esprimere sentimenti ed emozioni, solo allora
accetterei la metafora del computer. I computer funzionano non
in base alla selezione, ma alle istruzioni, e non contengono di
per sé alcun significato. Il calcolatore digitale non pensa, e
non é soggetto ad alcun tipo di selezione, mentre nel cervello
la selezione si svolge continuamente. Nessun computer prova
emozioni. Se non altro per questo motivo, fino a quando non mi
verrà dimostrato che un calcolatore elettronico prova
sentimenti ed emozioni, e sa esprimere uno stato comune a un
altro soggetto, credo che la metafora computazionale faccia solo
perdere tempo.
Cosa pensa degli studi sull'intelligenza artificiale?
La pretesa di riprodurre con sistemi digitali il
comportamento di un animale si è rivelata un completo disastro,
ha fallito miseramente. In altre parole, l'intelligenza
artificiale non ha nulla che corrisponde al buon senso, o a un
gatto che salta in cima al frigorifero. Non ha neppure un
sistema di guida intelligente al modo degli organismi inferiori,
quando attraversano un ambiente a loro sconosciuto. Pertanto,
l'idea che sia possibile programmare qualunque cosa, idea che
sottende l'intelligenza artificiale, è per me una promessa
mancata.
Come giudica l'approccio connettivista?
Anche l'approccio connettivista ricade in questa categoria,
perché le reti nervose che pretende di produrre non sono
veramente tali, non hanno un'anatomia nervosa. Come ho detto,
l'elemento-chiave del cervello è la neuroanatomia; se rifacessi
i collegamenti interni al suo cervello, questo non
funzionerebbe, o funzionerebbe molto male. Viceversa, una rete
nervosa non ha una vera e propria anatomia né un'architettura.
Piuttosto si basa su una tecnica matematica, statistica che dà
vita alla cosiddetta regressione multidimensionale. La si
conosce fin dalla seconda guerra mondiale, ha subito suscitato
un grandissimo interesse ed è effettivamente utile a
determinati scopi. Ma non funziona alla maniera di un paradigma
selettivo; si basa pur sempre su istruzioni, sebbene di natura
statistica.
Ci può parlare del "test di Turing"?
Alan Turing fu indubbiamente uno straordinario genio
matematico, ma il suo test presenta evidenti difficoltà perché
non tiene in alcun conto tutte quelle altre cose a cui mi
riferivo prima, come l'espressione, l'emozione e via dicendo.
Ora, esistono due tipi di linguaggio: c'è quello dichiarativo,
che sarebbe presente nel test di Turing se questo tentasse di
ingannarci; e poi ci sono gli aspetti espressivi del linguaggio.
Per dimostrare l'infondatezza del test di Turing, ciò che farei
è verificare se la macchina si arrabbia al momento giusto. Il
mio giudizio è perciò molto semplice: tanto l'intelligenza
artificiale quanto il test di Turing mi sembrano del tutto fuori
strada. E li sfido a contraddire la seguente affermazione: una
macchina non si chiederebbe mai se un essere umano è una
macchina oppure no. Noi possiamo inventare il test di Turing, ma
una macchina non può inventare noi. Punto e basta. E' così
bello provare sentimenti, come quando si va al cinema.
Come si puo' definire la coscienza?
Non userei la parola "definizione". La scienza non
si occupa di definizioni: quello è compito della matematica, o
della linguistica. Gli aspetti essenziali della coscienza sono
stati indicati dal grande psicologo e filosofo americano William
James, il quale affermò anzitutto che la coscienza non è un
oggetto, bensì un processo, qualcosa in continuo svolgimento.
Secondo punto, la coscienza per lo più si relaziona a oggetti
esterni, e non a se stessa, e dice, ad esempio, "sono
cosciente della luce". Naturalmente ci sono aspetti che non
hanno un referente esterno, come essere di un certo umore, o
sentire un certo disagio stando seduti qui dinanzi a questa
telecamera e a queste quattro belle ragazze che mi guardano come
fossi un animale dello zoo. Terzo, la coscienza si presenta come
qualcosa che non vuole esaurire l'intera realtà, ma ne prende
soltanto una parte, quella su cui si focalizza l'attenzione.
Infine, essa possiede altre due notevoli qualità: la prima è
che non può essere suddivisa. Nella coscienza non c'è niente
di puro, c'è la scena nella sua interezza. Questo è ciò che
chiamiamo l'aspetto integrato o unitario della coscienza, che
James illustrò magistralmente. La seconda qualità sta nel
fatto che è possibile avere miliardi di stati di coscienza nel
medesimo istante. Perciò, da un lato la coscienza è integrata,
dall'altro sembra senza fine per i diversi modi in cui si
possono modificare le cose. Queste sono tutte proprietà della
coscienza, così come la conosciamo.
Che differenza c'e' tra la coscienza dell'uomo e cio' che
pensano gli animali?
Esistono poi due tipi fondamentali di coscienza. C'è la
coscienza del mio cane, la cui esistenza non posso provare
perché lui non parla, ma questo è il punto: la sua è una
coscienza primaria, nel senso che è cosciente di una
situazione, probabilmente, ma non ha la coscienza di ordine
superiore, che compare soltanto con il linguaggio. Quando a una
coscienza primaria si aggiunge il linguaggio, che l'uomo
possiede, si ottiene una visione interiore, e non si è più
ancorati al presente. Si possono immaginare scenari, programmi
TV, drammi teatrali, trame di film, e via discorrendo. Potrei
dire che se lei dà un calcio a un cane, la prossima volta che
vi incontrate lui potrebbe morderla o scappare via, poiché è
dotato di una memoria a lungo termine. Ma nel frattempo non
starà a rimuginare su come farle perdere il lavoro. Un altro
modo di vedere la questione è che il cane può essere irritato
e anche, fino a un certo punto, consapevole della sua
irritazione, ma credo gli sarebbe piuttosto difficile mostrarsi
indignato, o per così dire, assumere un'espressione risentita,
e tutte quelle sfumature che per noi sono possibili in quanto
esseri dotati di linguaggio. L'uomo è perciò in una strana
situazione: ha una coscienza primaria. Per esempio, se lei mi
tocca il dito e mi fa male, io urlo. Ma d'altro canto, io e lei
in questo momento stiamo parlando ad altissimo livello, in una
scena che sarebbe impossibile senza linguaggio. Possiamo essere
coscienti di essere coscienti, e siamo una specie
auto-referente. A volte questo è un guaio. Mi capita spesso di
pensare che un mistico non sia altro che un uomo che cerca di
diventare un cane.
Perché ha scelto questo campo di studi, e perché
continua a lavorarci?
Perché Dio ha creato le mosche? E' molto difficile
rispondere a questa domanda. Credo che di scienziati ce ne siano
di tutti i tipi, e non si possa dire in anticipo chi di loro sia
più adatto a fare che cosa. So soltanto che mi interessano le
zone d'ombra. Quando mi convinco di aver capito qualcosa a
grandi linee, il che è il massimo che si possa fare, allora mi
piace spostarmi verso altre aree d'oscurità. Certo è che dopo
aver lavorato all'immunologia, che stava diventando troppo
luminosa per me, la mia curiosità si è rivolta ai processi di
sviluppo e al cervello. Questo è tutto ciò che posso dire.
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