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    Luca Cavalli Sforza

    5/02/2001
    Il razzismo una idiozia. Lo dimostra la genetica

    Il genetista Luca Cavalli Sforza difende l'idea di progresso culturale rispetto all' evoluzione genetica e ai pregiudizi razziali

    In che cosa consistono le sue ricerche sull'allocuzione "genetica delle popolazioni umane"?

    La genetica è lo studio della eredità biologica, della variazione, dell'evoluzione e della funzione dei geni e dei cromosomi. Quindi la genetica delle popolazioni è la disciplina che studia le differenze ereditarie tra individui di una stessa popolazione o di una stessa specie e naturalmente. Io, in particolare, mi occupo di popolazioni umane. Ogni specie segue delle regole generali e condivide alcuni tratti comuni. L'area di interesse della genetica delle popolazioni umane ricopre molti tipi di applicazioni dal momento che lo studio della variazione, nell'uomo, costituisce il principio base della medicina. La medicina è, infatti, lo studio di differenze che alterano lo stato di salute dell'individuo, per cui può esser vista come una parte della genetica delle popolazioni umane. In questo senso la genetica delle popolazioni ha anche importanza pratica notevole. In senso teorico è invece interessante perché è possibile ricostruire la storia dell'umanità o di una specie in generale, studiando la variazione tra i gruppi che questi individui formano.

    La genetica delle popolazioni permette autonomamente una attività di ricostruzione della storia dell'umanità o si deve avvalere di altri campi di studio?

    La si deve arricchire di studi paralleli che vanno dalla storia alla archeologia, alla linguistica, alla demografia perché senza di essi la comprensione della genetica delle popolazioni umane rimane incompleta. In questo modo si può arrivare a creare un quadro chiaro della storia della nostra specie.

    Ci può dare un breve excursus storico sullo sviluppo della genetica delle popolazioni umane?

    La genetica, come scienza, è nata nel 1900. Nel 1865 sono state pubblicate le leggi di Mendel ma per un certo periodo di tempo nessuno ne aveva colto l'importanza. Tali leggi sono state riscoperte soltanto nel 1900, quando si è capito che esprimevano il concetto di ereditarietà, descrivendo come si trasmettono i caratteri biologici. Da allora la genetica ha cominciato, soprattutto in America, a svilupparsi con una straordinaria velocità anche grazie alla scelta di un organismo su cui era molto facile fare degli esperimenti: la drosofila.

    La genetica delle popolazioni ha avuto inizio, invece, intorno al 1920 e si è sviluppata seguendo due linee teoriche: una prima linea, quella della teoria della evoluzione, ha chiarito quali sono le forze che operano l'evoluzione. La genetica delle popolazioni rimane, infatti, essenzialmente una teoria dell'evoluzione, anche se analizzata a livello dell'individuo, dei piccoli gruppi e non solo delle grandi popolazioni, delle grandi specie. La seconda linea di sviluppo si basa sull'esame delle popolazioni ed è stata vagliata sperimentalmente sulla drosofila. Sul moscerino della frutta è infatti possibile creare delle popolazioni e seguirne il cambiamento. Sono state usate anche altre specie per seguirne i cambiamenti. Nell'uomo naturalmente questa sperimentazione non può aver luogo.

    Quali sono i vantaggi dello studio delle popolazioni umane?

    Lo svantaggio nello studio delle popolazioni umane è che l'essere umano vive delle generazioni molto lunghe. Un altro svantaggio è costituito dal fatto che non si possono fare esperimenti e vedere come reagiscono gli uomini mettendoli in un ambiente difficile o, ad esempio, irradiandoli, Un grande vantaggio estremamente importante per studio dell'uomo consiste nel fatto che si può fare uno studio demografico molto più facilmente che su qualunque altro organismo perché fra l'altro abbiamo anche moltissimi dati provenienti dal passato. Sappiamo, ad esempio, quanto grandi sono le popolazioni, come sono suddivise, come si muovono Recentemente, inoltre, la storia della genetica delle popolazioni ha usufruito del grande vantaggio di studiare direttamente in Dna. Fino a poco fa si potevano studiare solo i prodotti del Dna, le proteina. Adesso abbiamo al possibilità di studiare direttamente la chimica del Dna e quindi di fare un lavoro molto più notevole.

    In Italia il CNR conduce da tempo degli studi sulla vita artificiale. In particolare è nota una ricerca che studiava l'influsso dell'apprendimento individuale sull'evoluzione di una specie. La vita artificiale può costituire un valido strumento per lo studio delle popolazioni?

    Sono state fatte moltissime simulazioni informatiche dell'evoluzione e sono state trovate delle cose interessanti ma le simulazioni che usiamo sono, di solito, sempre molto parziali nel trattare alcuni aspetti di un organismo. Un organismo vivente ha di una tale complessità che si può simularlo per mezzo di un calcolatore solo rinunciando per il 99,9999% alle sue caratteristiche reali

    Concetti come quello di razza sono ancora sostenibili da un punto di vista scientifico, alla luce delle nuove acquisizioni della teoria delle popolazioni?

    Il concetto di razza era caro soprattutto agli antropologi del secolo passato e rispondeva ad una necessità di classificazione. Purtroppo, però, la variazione genetica nell'uomo è talmente complessa che una classificazione per razze si è dimostrata completamente inutile. La differenza tra individui è grandissima, ma anche in ogni gruppo, per quanto piccolo, la differenza rimane sempre estremamente grande. Anche se riunissimo gli individui in gruppi sempre più piccoli, troveremmo sempre comunque moltissime differenze. Questo discorso potrebbe, di primo acchito, non risultare convincente dal momento che notiamo delle differenze generalizzate, come quella della pelle scura in Africa, la pelle chiara in Europa. Questo tipo di differenze, ad esempio, sembrano chiare e ben visibili a tutti. Tuttavia sono differenze di tipo funzionale perché nelle zone tropicali la pelle necessita di protezione dall'eccesso di raggi ultravioletti. In un secondo momento, però, questo tipo di differenze crea un'impressione di differenza netta tra gruppi che è molto più grande della differenza reale in quanto le differenze veramente importanti vigono tra gli individui e non tra i grandi gruppi

    Perché le variazioni individuali sono necessarie alla evoluzione naturale?

    L'evoluzione richiede enormi valvole di sicurezza create, appunto, dalla diversità individuale. Il nostro futuro è sempre in certo, ragion per cui la selezione naturale, che è il meccanismo che decide per noi senza dirci niente, ha scelto gli individui che sopravvivevano ed erano in grado di mantenere la specie. Il mantenimento della specie richiede però una grande varietà di individui così che, all'avvento di qualche possibile novità, c'è sempre la speranza che ci sia almeno qualche membro della popolazione che riesca a sopravvivere e a garantire la sopravvivenza della specie nelle generazioni successive. Questo è il motivo per il quale vi è sempre questa grandissima variazione in qualunque organismo vivente. Il colore della pelle rappresenta un caso estremo di omogeneità tra gruppi ma, osservando gli altri 80 mila geni, notiamo che è molto raro di trovare delle differenze così nette fra i gruppi. Le differenze tra i gruppi sono in genere completamente sfumate ed è quasi inutile tentare classificazioni per grandi gruppi.

    Questo tipo di studi ha delle ricadute di carattere etico?

    Una ricaduta molto importante, è la dimostrazione che il razzismo sia una completa idiozia, un pregiudizio che bisogna assolutamente combattere. Si noti il fatto peculiare che è ben raro che uno scelga come esempio di razza perfetta un'altra razza. Inoltre la razza, in quanto gruppo, è una nozione che non ha nessuna consistenza scientifica perché tutti i gruppi hanno tratti caratteristici sfumati. Di fatto i gruppi che presentano le stesse caratteristiche genetiche sono piccolissimi. Questi ristrettissimi gruppi non possono essere chiamati "razze". Hanno un'ampiezza così modesta da rivoluzionare completamente le vecchie classificazioni.

    Quale è il peso degli elementi biologici, fisiologici e culturali nella storia delle popolazioni?

    Nella specie umana è di fondamentale importanza l'evoluzione culturale. Io credo che moltissimi se ne dimentichino. Ci sono alcuni genetisti che hanno la mania di vedere tutto in chiave genetica, cosa che per la specie umana è un errore grave poiché la storia della nostra specie è anche una storia culturale. Le rivoluzioni scientifiche, tecnologiche culturali hanno cambiato completamente il nostro destino. La soluzione continua di nuovi e vecchi problemi attraverso la creazione di nuove invenzioni ha fatto sì che la popolazione umana proliferasse ed aumentasse esponenzialmente fino a contare sei miliardi di persona. Quindi l'evoluzione culturale, nella specie umana, è senz'altro il fattore dominante.

    Molti pensatori hanno nel corso del tempo definito la differenza tra naturale e artificiale su basi che forse oggi non sono più teoricamente valide. Ad esempio, si è parlato della differenza tra ciò che è sotto il controllo dell'uomo e ciò che non lo è. Io mi chiedo invece se sia ancora possibile - in un'epoca in cui esiste l'ingegneria genetica- parlare di una differenza netta tra artificiale e naturale. Forse la differenza permane ma c'è comunque uno spostamento di importanza del naturale e rispetto all'artificiale. Fino a 10 mila anni fa il nostro cibo era tutto naturale, costituito prevalentemente dai prodotti della caccia della pesca, della raccolta. Da quando la densità di popolamento umano è cresciuta smisuratamente non è stato più possibile accontentarsi del cibo che si trovava in natura perché non era sufficiente. In vari punti del mondo, soprattutto in quelli in cui c'era una densità di popolamento maggiore, è avvenuta una evoluzione verso la produzione del cibo. Si è passati dal cibo naturale al cibo prodotto attraverso l'allevamento o industrialmente.

    L'avvento dell'ingegneria genetica rappresenta una svolta nell'evoluzione della specie umana?

    Fino ad oggi l'ingegneria genetica ha avuto delle applicazioni su organismi diversi da noi. Per quanto riguarda gli esseri umani i tentativi sono ancora parziali. di noi i tentativi sono ancora molto parziali e hanno avuto un successo molto parziale. L'ingegneria genetica porterà senz'altro miglioramenti nella tecnica, miglioramenti che renderanno la ricerca medica più facile e mirata di quanto sia oggi, ma bisogna aspettare parecchio tempo, io credo. Invece, l'ingegneria genetica applicata alle piante e agli animali, sarà suscettibile di un progresso molto più rapido perché si corrono meno rischi e vi sono vantaggi più immediati.

    Saremo in grado di controllare il nostro processo evolutivo in futuro? E questo può comportare dei rischi?

    Dobbiamo essere prudenti nel controllare il nostro processo evolutivo. L'unica forma per cui trovo ragionevole un controllo è sul piano medico. In un certo senso la medicina va contro la selezione naturale in quanto permette ad individui più deboli di sopravvivere e riprodursi. Questo ci porta a essere molto più dipendenti da mezzi esterni e dall'aiuto di altri.

    La teoria secondo la quale l'uomo ha sostituito la sua evoluzione biologica con un'evoluzione di tipo culturale ha una sua validità?

    Io credo di si ed è in questo senso che possiamo essere considerati una specie unica. L'evoluzione culturale esiste anche negli animali ma, a differenza degli esseri umani, è molto meno importante che da noi. Da noi tutto è cultura, dalla creazione delle case alla creazione degli abiti, noi abbiamo rivoluzionato profondamente la nostra vita e l'ambiente naturale circostante.

    Recentemente è stata portata a termine la prima mappatura completa di un genotipo umano; quali crede che saranno le conseguenze di tale risultato, a breve e a lungo termine?

    La mappatura del genoma è molto importante soprattutto per il fatto che rende molto più facile identificare geni di interesse medico. Questa sarà la ricaduta più immediata. Purtroppo, identificare un gene di interesse medico non vuol dire curare quella malattia. Prima di saper curare le malattie che sono dovute a variazioni genetiche di uno di questi 100.000 geni che ci sono, occorrerà molto tempo perché il processo di comprensione della funzione specifica di un gene è estremamente difficile ed è finora riuscito soltanto in pochissimi casi. Senza dubbio, però, questo è il primo passo per conoscere gli effetti dei geni sullo sviluppo di alcune patologie.

    Condivide l'idea secondo cui il genoma sia un patrimonio dell'umanità ed in quanto tale bisogna tutelarlo dalle possibili modificazioni nocive?

    Io credo che oggi siamo talmente ignoranti di che cosa sia buono e cattivo nel patrimonio ereditario umano che è assurdo pensare di operare delle vere e proprie modificazioni se non per cercare di migliorare lo stato di salute. Supponiamo, però, che sia possibile eliminare dal mondo attraverso selezione artificiale un gruppo di malattie come la schizofrenia o la psicosi maniaco-depressiva, con una visibile diminuzione di atti criminosi causati da disfunzioni e patologie della personalità. Queste due malattie si trovano in famiglie in cui esiste una elevata creatività artistica, per cui se noi le eliminassimo completamente probabilmente correremmo rischio di distruggere il teatro, l'arte, la musica. Così facendo ridurremmo notevolmente l'espressività artistica del genere umano. Dobbiamo quindi essere molto cauti nell'interpretare l'idea di progresso e miglioramento legata al patrimonio genetico della specie umana. L'eugenetica proposta qualche secolo fa non è, a ben vedere, una operazione auspicabile perché non si conoscono mai le conseguenza di un presunto miglioramento della specie.

    La genetica è oggi una disciplina estremamente di moda. Che rischi comporta -a suo avviso- una concezione secondo cui tutto può essere determinato attraverso la modificazione dei geni?

    Che la genetica sia importante non vi è ormai alcun dubbio. Che tutto dipenda dalla genetica non è affatto vero. Sono convinto che l'evoluzione culturale sia stata così importante, per gli esseri umani, che dobbiamo cercare di migliorare la formazione e l'educazione piuttosto che pensare solo alla manipolazione del corredo genetico.